Parlare in pubblico e manipolazione
L’altra sera vedevo una trasmissione dove si discuteva di argomenti di attualità.
Da subito si potevano vedere persone addestrate alla discussione in pubblico, esperte nell’uso della Programmazione Neurolinguistica (PNL), nell’ipnosi e nella gestione delle emozioni e persone che parlavano “solo” con il cuore.
La differenza tra le due modalità era evidente… E l’effetto sul pubblico anche.
È stata dura constatare quanto l’informazione, la logica, i contenuti passavano in secondo piano rispetto all’abilità di parlare all’emisfero destro, attraverso immagini e parole le cui associazione inconscie creavano stati di estrema vulnerabilità e ricettività alle tesi esposte.
Mi sono spesso chiesto come mai in cinque anni di Università non mi hanno mai insegnato nulla sull’ipnosi, come mai si studia solo Sigmund Freud e non Milton Erickson – il più grande ipnotista mai esistito al mondo -, come mai si studia un approccio terapeutico per volta – come il cognitivismo, il gestaltismo, il comportamentismo – e non anche uno strumento efficace di lavoro come la PNL, e vedere i risultati di tale conoscenza mi fa capire che tra averla e non averla passa una grande differenza, la stessa che passa tra il saper influenzare e il non saperlo assolutamente, e soprattutto tra il sapere di essere manipolati e lo scambiare tale situazione per comunicazione sincera e aperta[1].
Ho avuto il piacere di osservare l’impostazione della voce – il paraverbale –, il sapiente uso di aneddoti e storie di vita personale per introdurre le proprie tesi – il verbale –, il controllo dei movimenti degli occhi, del viso, del busto, delle mani – il non verbale.
Soprattutto ho avuto modo di osservare la progressione de discorso che passava da un aneddoto all’argomentazione, e da una modalità cinestesica-sensoriale (es. sento che…) ad una auditiva (es. “ho sentito dire da…”) ed infine visiva (“si può vedere che”), per poi ricominciare da capo con il ciclo come accade in ogni discorso che voglia essere carismatico. Inoltre ogni ciclo durava esattamente il tempo messo a disposizione per l’intervista e il messaggio passava chiaro prima dell’interruzione posta dal conduttore.
Ma ancora più interessante era il contesto: c’era la classica divisione, anche nell’uso dello spazio sul palco, tra Tesi 1 e Tesi 2, che crea, come sa ogni ipnotista, una falsa dicotomia, una falsa scelta che incanala inconsciamente ogni ragionamento in uno schema predeterminato e spesso volutamente sterile (nucleare o eolico, aumento delle tasse o tagli ai servizi pubblici, OGM o fame, sperimentazione animale o sperimentazione umana, vaccinazioni o epidemie, cure ufficiali al cancro o morte, medicina ufficiale e medicina alternativa, perdita di libertà o insicurezza e pericolo…).
Non solo, ma basta mettere poi a sostegno delle diverse tesi una persona che conosce l’arte delle parole e l’importanza del “come” più che del “cosa”, ed una che non la conosce e da più importanza al “cosa si dice” ma non al “come”, ed è fatta ( e filosoficamente parlando, ma non approfondiamo qui, dare importanza al “come” più che al “cosa” non solo è efficace, ma anche fa il gioco di chi non dà importanza alle conseguenze delle proprie idee sulla Vita, e vive in maniera alienata in un mondo fatto di parole e concetti e non di persone di sangue e carne che quelle parole e quei concetti, un giorno più o meno lontano, li vivranno sulla propria pelle.
Dare importanza al come conferisce inoltre un potere che solletica l’EGO: il potere di influenzare lo stato d’animo degli altri, di manipolare, di ricevere elogi e di vincere sull’avversario. E si sa che l’EGO, nutrendosi di “potere su“– e non del “potere di creare” che è proprio dell’ESSENZA – diventa più forte, insensibile e astuto).
Da quella trasmissione mi era chiaro che l’uguaglianza non è prima di tutto una questione di pari opportunità – di spazi, di visibilità…-: è principalmente ed ancora una questione di conoscenze. Non avere le stesse conoscenze significa essere condannati ad una silenziosa sconfitta. Ma la cosa che mi fa più male non è solo che la maggioranza di noi non sa, ma soprattutto pensa di sapere, e peggio ancora, che ciò che non sa non è importante: siamo doppiamente derubati e prima di tutto da noi stessi… (e tornando su un piano più spirituale, se non riscopriamo, come è scritto nella Bibbia, l’importanza di essere puri come colombe e furbi come serpenti, non saremo mai forse il “sale della terra”: di furbi il mondo è pieno, di colombe è piena la pancia dei furbi).
[1] Tralascio volutamente la discussione attorno al concetto di crescita personale e PNL, in quanto la PNL rappresenta un semplice strumento, l’utilizzo del quale è subordinato a ciò che si considera la propria missione nella vita, al proprio modo di viversi come persona, ai propri valori, alle proprie credenze: la PNL e l’Ipnosi sono come un coltello, che si può usare per il bene, o per il male.