Da un’intervista al dott. Alessandro D’Orlando sulle Costellazioni Familiari
Chiara Grandin: dott. D’Orlando, so che da anni utilizza le Costellazioni Familiari nel suo lavoro, con ottimi risultati per i suoi pazienti. Quello che vorrei chiederle, è cosa hanno portato, o stanno portando, le Costellazioni a lei personalmente, nella sua vita quotidiana?
Risponde il Dott. Alessandro D’Orlando:
Da quando ho conosciuto le costellazioni di Hellinger, non ho potuto che ringraziare la vita ogni giorno per la possibilità di conoscere gli aspetti nascosti dell’esistenza e delle relazioni. È come se il mio sguardo fosse diventato più ampio, e la mia visione più completa.
Dalla psicoterapia, alle consulenze aziendali, alla formazione in aula, alle relazioni con le persone che amo e con le persone che incontro ogni giorno al lavoro o casualmente per strada: ovunque scorgo legami invisibili, influenze nascoste, influenze di un’anima su un’altra.
Non ho la pretesa della certezza in ciò che vedo, né del resto è qualcosa che condivido, nemmeno con una persona. Semplicemente resto in ascolto e lascio che arrivino a me impressioni, immagini, intuizioni: su come sta quella persona, su dove sta andando, sulla sua famiglia, sulle influenze che la guidano, sul destino che l’aspetta.
Non mi permette tutto ciò di prevedere il futuro, né di conoscere nel dettaglio cosa fa quella persona: niente di tutto questo naturalmente, ma posso conoscere la parola di cui quella persona ha bisogno, la frase o l’immagine che può aiutarla.
La prima cosa che ho imparato dalle costellazioni familiari è infatti la percezione del “campo” che si crea tra me e un’altra persona: così ascolto se in questo campo c’è rispetto, c’è cura, attenzione, oppure se c’è energia aggressiva o di altro tipo. Lascio quindi che le immagini arrivino a me, ed è attraverso queste immagini che capisco e posso intervenire sul campo. Ci sono infatti immagini che mi avvicinano alle persone e immagini che mi allontanano.
Immagini che mi avvicinano sono quelle in cui mi inchino davanti a quella persona, rispettandone l’Essenza, o il Destino, per quanto io possa trovarlo ingiusto o difficile o pericoloso anche per me.
Così posso essere vicino all’altro, rispettarlo, e nello stesso tempo posso anche tenere una giusta distanza.
Alle volte ho immagini, sensazioni che provengono dal suo passato, o immagini, sensazioni su come si sente in questo momento: allora verifico quanto sento condensando tutto in una frase, e vedendo che effetto ha sulla persona. Se la tocca, sono sulla buona strada: ma questo riguarda la terapia…
Nella vita quotidiana questo modo di parlare lo applico solo se qualcuno mi chiede un consiglio: altrimenti tengo tutto per me.
Un’altra cosa che ho imparato dalle costellazioni familiari è che le immagini interiori agiscono sul mondo, tanto e più delle parole. Questo mi ha avvicinato molto anche alle filosofie che indicano l’importanza delle visualizzazioni creative: in effetti ho sempre più l’occasione – e premetto che non brillo per la mia capacità di aver fede – che le immagini ricevute e quelle create, quando sono associate ad una emozione e alla fede, agiscono, agiscono con forza.
Ancora, una cosa per cui ringrazio le costellazioni familiari è la capacità di agire e di rivolgermi alle persone tenendo a mente – o perlomeno chiedendomi – chi è l’assente, e rivolgendomi segretamente con rispetto, includendolo nel “campo”, a questa persona. Con amore.
Così lo faccio nei casi di mobbing, o quando lavoro nei conflitti in azienda, o nella vita privata, o nel rapporto con i genitori per esempio.
Un altro prezioso regalo è stato per me imparare a giudicare sempre meno: quando vedo una parte che si accanisce sull’altra, nella distruttività più cieca, mi ritiro interiormente, e non interferisco con il confronto tra vittime e carnefici: so che è solo questione di tempo, che nessun carnefice può separarsi dal confronto con la vittima, che il dolore del confronto laverà il dolore della vittima, e che non devo disturbare questo movimento alleandomi con una parte contro l’altra. O capito anche quanto importante è ricordare le vittime e non i fatti né i carnefici, e quanto importante è includere in questo ricordo vittime e carnefici assieme, insieme nella Grande Morte se si tratta di eventi ormai passati.
Naturale conclusione di questo discorso è pensare al rapporto con il Destino: non ho teorie in proposito. Non so se siamo liberi o meno, so solo che quello che siamo e siamo stati è qualcosa che viene da lontano, più lontano della nostra nascita, dei nostri stessi genitori, è una Forza che trascende vivi e morti e davanti alla quale mi inchino; e lo stesso faccio quando vedo persone che servono il Male: non sono libere, come non lo sono le persone che fanno il Bene. Credo sempre di più che siamo presi al Servizio, e poi lasciati indietro quando questo si è compiuto. Ciò mi dà uno strano senso di pace e di ordine: agisco, ho obiettivi, lotto, ma con la sensazione che tutto va bene così com’è: anche se non lo capisco e non lo accetto.
Infine, ringrazio le costellazioni familiari perché mi hanno riconnesso con le mie radici: mi tocca sempre sentire i miei genitori dietro di me, e sentire che li giudico sempre meno. E sento che mi fa bene anche quando vedo dietro alle persone i propri genitori: posso avere un atteggiamento di maggior equilibrio. Anche quelle che considero più difficili diventano più facili se le metto accanto ai propri genitori: magari colgo la sofferenza del distacco, l’amore che non fluisce, e questo mi rende interiormente più morbido, più ben disposto…
Infine, le costellazioni mi hanno avvicinato alla meditazione, che per me è diventata un modo per percepire il campo in cui mi trovo nella mia vita, e quello delle persone attorno a me: questo mi rende sempre più paziente e gentile con le persone e con me stesso. Mi rende umile, e ancora una volta più morbido, più flessibile…
Nella grandezza che ci circonda, nell’invisibile, ciò che vivo e le persone che incontro trovano un posto, e questo mi rende umile, grato, e in connessione con quanto mi circonda. E mi lascia uno spazio di gratitudine, ed uno per pregare ed invocare una possibilità e la forza che mi serve per vivere all’altezza di ciò che la vita mi chiama a vivere.