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Quando qualcuno ti manca

Crescendo perdiamo tutte le persone intorno che ci hanno amato.

È naturale che perdiamo all’inizio quelle che ci hanno amato di più – se ci va bene.

Ed è naturale che poi iniziamo a perdere quelle che ci hanno amato sempre di meno.

La nostra capacità di farci amare alle volte diminuisce.

E diminuisce il tempo che dedichiamo alle relazioni.

E diminuisce anche la forza dell’amore erotico, fino a che da anziani ci si accontenta di una calda compagnia.

Così se ne vanno i nonni, e poi i genitori, e poi i primi amori, e poi gli amici, e poi gli amori successivi, e poi gli amici che vengono dopo, e alla fine ce ne andiamo noi.

In questa serie di accadimenti, il cuore rischia di impoverirsi, di restare vuoto, di non vivere più.

Il corpo rischia di diventare un guscio vuoto che non contiene più che un’anima stanca che desidera solo ritornare a casa, per forse ricominciare e godersi il lato più fresco e gioioso della vita.

Ma quando guardo alle persone che mi hanno amato, a quelle della mia famiglia, ai genitori che non possono più accompagnarmi nella vita, alle persone con cui pensavo di fare una famiglia e non è stato possibile, quando guardo agli amici che credevo durassero per sempre, quando guardo a tutti quei momenti d’incanto – a tutti quei momenti che vengono prima della rovina, del momento della rabbia e del conflitto, della separazione e delle ferite, prima del distacco e del freddo che c’è dopo…

Quando guardo a quella luca calda, a quella corrente sacra che annulla l’importanza di tutto ciò che è materiale e senza anima, di tutto ciò che colpisce l’occhio ma non il cuore, allora quella luce riscalda e continua a scaldare e scaldare ancora.

Ogni volta che guardo a quella luce l’amore lì continua a vivere e arriva fino al presente, ed è tanto, tutto assieme: quello erotico, quello da fratelli, quello affettivo, quello paterno, quello materno, quello incondizionato e quello condizionato.

Da quell’amore è possibile ricominciare, e nutrirsi e anche ricominciare a dare.

La realtà poi serberà altre situazioni, e saranno situazioni sempre più strette, sempre più rigide, come i corpi che invecchiano, come le sicurezze che ognuno si costruisce attorno, e anche questo va accettato ed amato – pena solo inutile dolore.

La sfida degli anni che passano è trasformare il vuoto della mancanza in un vuoto che scalda, le persone che non ci sono più in angeli custodi da ringraziare per il tratto di strada che hanno condiviso con noi, e accogliere i limiti con rispetto.

Alla fin fine, ogni tradizione spirituale mette in una posizione molto centrale la gratitudine, il riconoscimento, l’accettazione di ciò che è, la fiducia nel futuro e la fine della paura e del dolore.

Tanto vale iniziare da subito, tanto vale iniziare dalle prime grosse perdite, dalla fine dei primi importanti sogni.

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