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	<title>Tempo per Cambiare &#187; Relazioni</title>
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	<description>Consulenti personali per la tua formazione, comunicazione, successo e benessere</description>
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		<title>Amare a metà è peggio che non amare.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 18:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amare]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>

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		<description><![CDATA[Se qualcuno ti ama più di quello che puoi ricambiare, diventerai cattivo con quella persona, per tenerla lontana ed evitare che si faccia ancora più male e per evitare di sentirti tu in colpa.
Nel mentre le fai male dirai che è davvero colpa sua se la tratti così, o negherai di trattarla male, perché non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno ti ama più di quello che puoi ricambiare, diventerai cattivo con quella persona, per tenerla lontana ed evitare che si faccia ancora più male e per evitare di sentirti tu in colpa.</p>
<p>Nel mentre le fai male dirai che è davvero colpa sua se la tratti così, o negherai di trattarla male, perché non solo fa male ammettere di fare cose cattive, ma anche perché fai del male a qualcuno che ti ama e che tu, a parole, dici di amare.</p>
<p>E nel dire parole che coprono la verità di quello che accade ottenebri la percezione di ciò che è, di ciò che provi e di ciò che prova l’altro e copri con la menzogna i suoi tentativi di chiarimento. E si perde la bussola della ragione in una nebbia insidiosa.</p>
<p>Ma le cose si complicano ancora di più, perché nel profondo sai che hai bisogno di quella persona, altrimenti l’avresti lasciata, e ne hai bisogno perché la vita ti fa paura, e in quello spazio dove c’è la tua paura non c’è spazio per l’amore per nessuno, nemmeno per l’altro.</p>
<p>E forse ne hai bisogno anche perché la ami a metà, e per quella metà non vuoi perdere la persona che ami.</p>
<p>Avendone bisogno ti aggrappi a chi hai di fronte e cerchi di costringerlo ad essere come dovrebbe essere per te, perché la vita ti faccia ancora meno paura: e naturalmente nel fare questo non vedi l’altro ma vedi ancora te e i tuoi bisogni e così facendo ferisci ancora di più il tuo partner, che oltre a sentirsi non visto si sente anche accusare.</p>
<p>Ma poi le cose si complicano ancora di più, perché poi ti senti in colpa e non sai come riparare, e più cerchi di riparare e più peggiori le cose, perché ad ogni tentativo ti accorgi che non ce la fai.</p>
<p>E poi le cose si complicano ancora di più perché l’altro, ferito, a sua volta incattivito ti attaccherà e così confermerà le pessime idee che hai di lui, e nemmeno tu saprai più distinguere la realtà dalla fantasia, cos’è tuo e cos’è dell’altro.</p>
<p>E quando cercherai di allontanarti ti fermerà la paura della vita da un lato, e l’amore a metà per chi stai lasciando.</p>
<p>E nel farlo i sensi di colpa ti abbatteranno, ti fermeranno, ti faranno tornare indietro con ancora più risentimento e cattiveria: e il ciclo continuerà fino a che non rimarranno che cenere, dolore, sensi di colpa e tanta rabbia e tanto gelo.</p>
<p>Forse, se l’amore è tanto, sotto tutta quella cenere l’amore può ancora fiorire.</p>
<p>Ma non sarebbe più semplice ammettere di amare a metà, di vedere prima in te ciò che accusi nell’altro, di decidere per la tua vita senza scaricare le colpe sull’altro, e di dire all’altro la verità e di dire che non sai cosa provi davvero?</p>
<p>Non sarebbe più facile prendere la propria paura della vita tra le mani e andare verso il futuro da soli e andare fino in fondo per vedere se sta meglio?</p>
<p>Non sarebbe più facile lasciare l’altro senza continuare a andare e venire nell’ambiguità che solo che ama di meno riesce a sopportare?</p>
<p>E ancora meglio: prima di legarsi non sarebbe ancora meglio vedere se i propri valori consentono di costruire un rapporto e di crescere assieme?</p>
<p>Chi accusa solo il prossimo e non sa guardarsi dentro, chi non è disposto a fare di tutto per tenere in piedi un sentimento, che crede solo all’innamoramento e non alle lotte per trasformarlo in amore e per tenere vicino l’altro, chi non va a fondo delle cose, costi quel che costi, chi si nasconde dietro le cose fatte di nascosto, chi dice di non voler soffrire: diffida e vattene subito.</p>
<p>O potresti vivere tutto quello che è scritto sopra.</p>
<p>Alessandro D’Orlando</p>
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		<title>Quando qualcuno ti manca</title>
		<link>http://www.tempopercambiare.com/2009/11/quando-qualcuno-ti-manca/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 19:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Crescendo perdiamo tutte le persone intorno che ci hanno amato.
È naturale che perdiamo all’inizio quelle che ci hanno amato di più – se ci va bene.
Ed è naturale che poi iniziamo a perdere quelle che ci hanno amato sempre di meno.
La nostra capacità di farci amare alle volte diminuisce.
E diminuisce il tempo che dedichiamo alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crescendo perdiamo tutte le persone intorno che ci hanno amato.</p>
<p>È naturale che perdiamo all’inizio quelle che ci hanno amato di più – se ci va bene.</p>
<p>Ed è naturale che poi iniziamo a perdere quelle che ci hanno amato sempre di meno.</p>
<p>La nostra capacità di farci amare alle volte diminuisce.</p>
<p>E diminuisce il tempo che dedichiamo alle relazioni.</p>
<p>E diminuisce anche la forza dell’amore erotico, fino a che da anziani ci si accontenta di una calda compagnia.</p>
<p>Così se ne vanno i nonni, e poi i genitori, e poi i primi amori, e poi gli amici, e poi gli amori successivi, e poi gli amici che vengono dopo, e alla fine ce ne andiamo noi.</p>
<p>In questa serie di accadimenti, il cuore rischia di impoverirsi, di restare vuoto, di non vivere più.</p>
<p>Il corpo rischia di diventare un guscio vuoto che non contiene più che un’anima stanca che desidera solo ritornare a casa, per forse ricominciare e godersi il lato più fresco e gioioso della vita.</p>
<p>Ma quando guardo alle persone che mi hanno amato, a quelle della mia famiglia, ai genitori che non possono più accompagnarmi nella vita, alle persone con cui pensavo di fare una famiglia e non è stato possibile, quando guardo agli amici che credevo durassero per sempre, quando guardo a tutti quei momenti d’incanto – a tutti quei momenti che vengono prima della rovina, del momento della rabbia e del conflitto, della separazione e delle ferite, prima del distacco e del freddo che c’è dopo…</p>
<p>Quando guardo a quella luca calda, a quella corrente sacra che annulla l’importanza di tutto ciò che è materiale e senza anima, di tutto ciò che colpisce l’occhio ma non il cuore, allora quella luce riscalda e continua a scaldare e scaldare ancora.</p>
<p>Ogni volta che guardo a quella luce l’amore lì continua a vivere e arriva fino al presente, ed è tanto, tutto assieme: quello erotico, quello da fratelli, quello affettivo, quello paterno, quello materno, quello incondizionato e quello condizionato.</p>
<p>Da quell’amore è possibile ricominciare, e nutrirsi e anche ricominciare a dare.</p>
<p>La realtà poi serberà altre situazioni, e saranno situazioni sempre più strette, sempre più rigide, come i corpi che invecchiano, come le sicurezze che ognuno si costruisce attorno, e anche questo va accettato ed amato – pena solo inutile dolore.</p>
<p>La sfida degli anni che passano è trasformare il vuoto della mancanza in un vuoto che scalda, le persone che non ci sono più in angeli custodi da ringraziare per il tratto di strada che hanno condiviso con noi, e accogliere i limiti con rispetto.</p>
<p>Alla fin fine, ogni tradizione spirituale mette in una posizione molto centrale la gratitudine, il riconoscimento, l’accettazione di ciò che è, la fiducia nel futuro e la fine della paura e del dolore.</p>
<p>Tanto vale iniziare da subito, tanto vale iniziare dalle prime grosse perdite, dalla fine dei primi importanti sogni.</p>
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		<title>Quelli che&#8230; una volta che il vaso è rotto, è rotto</title>
		<link>http://www.tempopercambiare.com/2009/11/quelli-che-una-volta-che-il-vaso-e-rotto-e-rotto/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[perdono]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono persone che una volta che  la fiducia è stata tradita, non perdonano.
Accusano, si vendicano, poi se ne vanno.
In queste situazioni viene negata all&#8217;altro la possibilità di sbagliare con la  sua umanità,
viene negata alla crisi il suo  valore di cambiamento,
viene data alla relazione tra  adulti un significato che non può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono persone che una volta che  la fiducia è stata tradita, non perdonano.</p>
<p>Accusano, si vendicano, poi se ne vanno.</p>
<p>In queste situazioni viene negata all&#8217;altro la possibilità di sbagliare con la  sua umanità,</p>
<p>viene negata alla crisi il suo  valore di cambiamento,</p>
<p>viene data alla relazione tra  adulti un significato che non può avere:</p>
<p>chi chiede all&#8217;altro &#8220;dimmi  che starai per sempre con me, dimmi che non mi tradirai mai, dimmi che non mi  lascerai mai&#8221;… ? &#8211; Solo un bambino, o una bambina, al genitore.</p>
<p>Come dice Hellinger, ognuno ha diritto ad un paio di peccati: chi nega questo,  ha un amore piccolo. E con questo piccolo amore non può crescere, nè dare  spazio di crescita alla relazione.</p>
<p>Se quindi decide di andarsene è perchè alla fin fine, cercava una scusa per  andarsene: restare, con il doloroso processo di cambiamento che comporta,  farebbe troppo male.</p>
<p>Ma male faceva anche prima, male  di restare in un rapporto che non doveva crescere: è difficile chiedere ad un  rapporto di non crescere e non cambiare.</p>
<p>Il tempo, con il dolore del  cambiamento e l’incubo della fine, entra sempre dalla finestra: solo una  creatività costante e una costante ricerca di equilibri può placare questa  angoscia.</p>
<p>Fare cose nuove, mettersi in  discussione, ammettere i propri errori, seguire l’altro fin nei suoi  ragionamenti più estremi per capire come si muove nel mondo, ma senza perdere  il proprio: questo permette ad un rapporto di crescere.</p>
<p>Se alla fine  l’altro se ne va, chi resta, resta solo con la sua colpa e la solitudine.</p>
<p>Chi se ne va, va con la  sensazione di essere nel giusto, completamente anestetizzato nella sua umanità.</p>
<p>Di solito il tempo poi lascia  depositare l’illusorio senso della giustizia e resta solo il dolore per la  persona che si è lasciata.</p>
<p>Chi è stato lasciato di solito  resta con la ferita del non essere stato preso.</p>
<p>Sono ferite  che restano e lavorano nell’anima.</p>
<p>E a quel che sento dire e che ho  visto nelle costellazioni familiari e che ho vissuto,</p>
<p>per sempre.</p>
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		<title>L&#8217;Intenzione di Esserci e la Paura di Esserci</title>
		<link>http://www.tempopercambiare.com/2009/09/paura-di-esserci/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>

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		<description><![CDATA[Stare vicino a una persona fa paura, specie se si è stati abbandonati, o si è sofferta la mancanza di qualcuno che si amava e che non c&#8217;era quando lo si aspettava, o se peggio si è stati aggrediti da chi ci amava e ci doveva proteggere o andava via mentre ci si aspettava che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stare vicino a una persona fa paura, specie se si è stati abbandonati, o si è sofferta la mancanza di qualcuno che si amava e che non c&#8217;era quando lo si aspettava, o se peggio si è stati aggrediti da chi ci amava e ci doveva proteggere o andava via mentre ci si aspettava che rimanesse.</p>
<p>Alla fin fine siamo stati tutti abbandonati, abbandonati da bambini, o feriti nel corpo o con le parole più e più volte, dallo stesso genitore, o da entrambi: capita ovunque, anche nelle migliori famiglie.</p>
<p>Se si ama una persona, si può vedere dentro di lei quella parte bambina, disperata, che piange in silenzio, nel gelo del ritiro, o nella rabbia, o nella disperazione. La si può vedere nella sua cameretta, nel suo piccolo corpo, con il suo piccolo cuore.</p>
<p>E’ una condizione universale: su questa terra ci sono 7 miliardi di bambini disperati che vivono la vita senza che il tempo sia passato da quell&#8217;ultima ferita, da quell&#8217;ultima cicatrice, da quel momento in cui qualcosa si è rotto nel cuore. Emotivamente l’umanità è restata piccola, molto piccola.</p>
<p>Se si ama una persona, quella parte la si può vedere anche dentro di sè.</p>
<p>Quella parte è fatta di no, di chiusure, di cinismo, di freddo o di distruttività.<br />
Difende dall&#8217;abbandono: l&#8217;ennesimo abbandono. O dall’aggressione, l’ennesima aggressione.</p>
<p>Così si vive nella paura, scappando dalle relazioni prima dell&#8217;ennesima ferita.<br />
Fino alla prossima relazione, o sempre nella stessa, ma con uno o più amanti.</p>
<p>Se si ama una persona bisogna vedere quella bambina, quel bambino, in sè e nell&#8217;altra persona, amarla, starle vicino, ma rispettando quelle che sono le scelte che quel bambino o quella bambina decidono di fare su quel dolore, su quel pianto, su quel freddo.</p>
<p>E potrebbero non essere scelte sempre sagge o costruttive.</p>
<p>E’ deleterio per il cuore una coscienza che lo lascia in balia delle paure dell’altra persona, vedendo solo il bambino addolorato dell’altro, e non la sua freddezza, il suo egoismo, il suo cinismo che da quel dolore emergono.<br />
“In fondo lei o lui è così buono, è così buona”…. No! nello stesso tempo è anche maledettamente sadica.</p>
<p>Così, avere paura in una relazione è normale: il cuore è fragile e più serio diventa il legame più la paura cresce, perché la vicinanza rende anche più facile la ferita dell’abbandono o dell’attacco.</p>
<p>Alcuni soffocano la paura lavorando. Altri scappando. Altri lottando contro chi amano.</p>
<p>Pochi restano fermi in ascolto, come fanno gli erbivori quando fiutano un predatore vicino: con attenzione e intuito.</p>
<p>C&#8217;è solo un modo per gestire la paura: avere una coscienza che sa sostenere il cuore con l&#8217;intenzione di esserci e che sa regolare la distanza dell’altro, sapendo gestire la lontananza e la vicinanza, senza chiedere al legame di essere sempre al 100% o “aderente” e sorvegliando affinché non diventi troppo “lasco”. Ci vuole una coscienza che sa fermare gli attacchi dell’altro e nello stesso tempo che sa far entrare il buono dell’altro nel proprio cuore.</p>
<p>Vedere dentro di sè una forza, un sentimento per cui vale la pena lottare, e lottare per essa è vitale per l’anima, invece aspettare che quella forza risolva tutto da sé è una delle illusioni che più addormentano la coscienza (la coscienza viene così addormentata dalle credenze errate, mentre il cuore dalle emozioni distruttive).</p>
<p>Se non si lotta, se si rinuncia, quella forza è sprecata per sempre, e la sua energia può diventare distruttiva.</p>
<p>Bisogna essere all&#8217;altezza dei sentimenti che si provano, saperli contenere, saperli guidare e proteggere: se non lo si fa, diventano veleno nel cuore.</p>
<p>Accade così anche ai bambini: se non li si sa guidare, consolare, incoraggiare, limitare, crescono come spine nel fianco in una famiglia che deve ancora fare i conti con il mondo delle emozioni e degli affetti, così tanto temuti.</p>
<p>Abbiamo tutti spine nel cuore, abbiamo tutti i nostri “no”, abbiamo tutti dolori oltre i quali non permettiamo ancora a qualcuno di entrare.</p>
<p>Eppure la vita ha senso solo se ce ne assumiamo la responsabilità, se decidiamo di affrontare queste paure, se decidiamo di affrontarle con la persona che amiamo, per la persona che amiamo.</p>
<p>Se non lottiamo fino alla fine per quella persona, forse ce la porteremo dietro per molto, troppo tempo.</p>
<p>Non è un male avere limiti nella capacità di amare, non è un male ritirarsi, né attaccare, né disperarsi: è un male giustificare tutto questo, o credere tristemente che sarà per sempre così.</p>
<p>Così, se a qualcuno non basta come ami, chiedigli se se la sente di smettere di accusarti e temerti chiedigli di stare dalla tua parte e di aiutarti, e fai qualcosa per crescere assieme a quella persona.</p>
<p>Se ti accorgi che non riesci a fidarti del tutto di quella persona, parlaci e cerca di aiutarla a andare oltre i sui limiti.</p>
<p>Se parlare non serve, resta in silenzio consapevole di tutti questi limiti e agisci semplicemente senza parole.</p>
<p>E se in questo agire silenzioso, in questo dolore, a un certo punto ti accorgi che hai pulito il tuo cuore, ma che fuori ancora non cambia nulla, allora decidi se ha senso restare.</p>
<p>Non è un male avere difficoltà: è un male non farsi aiutare a risolverle.</p>
<p>Non è un male avere limiti, è un molto rischioso invece pensare di farcela da soli – o con metodi “fai da te”, come gli amanti.</p>
<p>Da soli non possiamo fare nulla.</p>
<p>Non è un male avere paura: è un male lasciare che questa paura paralizzi e vinca l’intenzione di esserci e di continuare a lottare e soffrire e crescere e vincere. Assieme.</p>
<p>Alessandro D’Orlando</p>
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		<title>30’’ di parole per  tre ore di riflessioni…</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 18:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[gestalt]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>
		<category><![CDATA[patch adams]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.
Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.</p>
<p>Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso ciò che giudichiamo positivo, o negativo, non dice nulla nemmeno  sull&#8217;utilità per noi di quello che stiamo vivendo&#8230; Non accetto la risposta “bene”,  dicevo, ma quando voglio tagliare corto trovo che sia utile da usare).</p>
<p>Poi ho aggiunto, per parlare un pò più di me (un minimo  di scambio è una sana igiene psichica, mi dico spesso, sapere cosa succede  dentro di me e cosa succede dentro l&#8217;altro &#8211; mi viene in mente spesso Patch  Adams, che andava per la città a chiedere a tutti della loro vita, dalle  persone che camminavano per strada a quelle che erano dentro un bar, con la sua  fame di conoscere la vita degli altri, nella convinzione che, come diceva  Irving Polster, un maestro della Gestalt Therapy, &#8220;ogni vita è un  romanzo&#8221;), gli dico che vorrei solo un pò più di tempo per me &#8211; era stata  una dura giornata di lavoro e la sensazione che mi sto trascurando era fonte di  frustrazione in quelle ore serali (la stanchezza e il buio non mi favoriscono  sempre un atteggiamento mentale positivo all’altezza delle mie potenzialità).</p>
<p>Lui mi chiede allora: “Troppo lavoro?”, e io gli  rispondo: “Si, troppo lavoro, vorrei lavorare di meno” (sottinteso che non  volevo perdere lavoro, ma organizzarlo meglio e tenermelo tutto!).</p>
<p>A  quel punto il conoscente, andandosene, mi punta il dito contro  dicendomi in tono da Genitore Normativo: “Almeno il lavoro tu c’e’ l’hai”.</p>
<p>A  quel punto, stizzito, gli rispondo, mentre stavo correndo sul tapis roulant,  ricalcando il suo linguaggio non verbale e verbale, ma questa volta sorridendo:  “Hai ragione!”. Lui se ne stava andando, per cui difficilmente poteva  tornare indietro e l’ultima parola è stata la mia.</p>
<p>Sentivo  di aver vinto, non solo per aver parlato per ultimo – e fare anche versi  paraverbali, dopo che uno ha parlato, può essere un modo per avere l’ultima  parola – ma anche per non essere rimasto nel ruolo di persona lamentosa che lui  stava criticando, ed essere passato a quello della persona sorridente, anche  più di lui – e il mio sorriso era lo specchio di più messaggi: a) che io sapevo  essere anche felice se lo volevo (ecco vedi, se vuoi sono felice come dovrei  essere, lo so fare! Guarda come sono bravo!); b) che ero felice anche più di  lui (mi dici che mi lamento, guarda allora che so essere più raggiante di te se  voglio!); c) che in parte lo prendevo anche in giro e lo scimmiottavo,  ricalcando il suo modo di comunicare e passando repentinamente da una modalità  all’altra in maniera quasi teatrale.</p>
<p>Ero  stizzito perché se mi chiedi come sto, e poi usi quello che ti dico per  giudicarmi, questo per me è un tradimento (oltre che un segno di ingenuità da  parte mia – ancora devo imparare a riconoscere immediatamente le persone che  non aspettano altro che giudicare per sentirsi giuste o utili, o ancora mi  resta da apprendere come fregarmene di questi giudizi – in fondo l’altro si  accanisce su uno degli infiniti aspetti del mio mondo interiore e la mia vita  non cambia fondamentalmente se mi prende in giro).</p>
<p>Ero  stizzito, ed ero caduto in un piccolo gioco<a id="_ftnref1" name="_ftnref1" href="#_ftn1">(1)</a>. Lui era  il “Salvatore” che mi chiedeva come stavo, io la “Vittima” perché tale mi sono  sentito in prima battuta – vittima forse dapprima dei miei ritmi di vita, e poi  di lui e del suo giudizio), salvo poi ruotare lungo il “Triangolo drammatico”,  in cui lui è diventato il “Carnefice” (giudicandomi) e io la “Vittima”, per poi  passare lui a “Vittima” e io a “Carnefice” (con la mia ultima affermazione).</p>
<p>Ma  alla fine di tutto, mi è restato l’amaro in bocca (come in un buon Tornaconto di  un gioco), ed ho pensato che è difficile avere uno scambio di cuore con le  persone, in cui dire ciò che si prova senza essere giudicati male per questo. È  difficile fidarsi degli altri e anche di quella persona. E io forse sono una  persona ingenua, eccetera eccetera.</p>
<p>Per  uscire da questo tornaconto, sto pensando a come potrei fare: potrei per  esempio ridere bonariamente di me, della mia permalosità e dell’altro e della  sua scarsa delicatezza – ed uscire così dal tornaconto negativo (l’insieme di  pensieri che confermano visioni negative di sé, del mondo, del futuro –  l’insieme di emozioni parassite, che tolgono energia).</p>
<p>Posso  anche pensare a come non ricadere nel futuro in una trappola simile e pensare a  come uscire ancora prima del Tornaconto, per esempio nella fase dello scambio,  e poi in quella dell’inizio gioco.</p>
<p>Potrei  pensare a tante cose, e lo farò: mi chiedo solo quanto è complessa la  comunicazione, quanto lavoro si deve fare su sé stessi per vivere una vita dove  giochi e triangoli drammatici siano sempre meno presenti, dove sia più semplice  entrare in intimità con l’altra persona.</p>
<p>L’intimità,  l’essere nudi davanti a qualcuno e lasciarsi vedere, e non giudicare chi  abbiamo di fronte è un momento molto intenso e appagante – mi vengono in mente  le sedute di respiro circolare guardandosi negli occhi, e tutti i mondi che mi  si sono aperti in quella tecnica – peccato che ci siano tante paure prima di  questa terra.</p>
<p>L’intimità  non è data, è una conquista, e credo che una evoluzione spirituale comporti il  sapere guardare al mondo e agli altri senza giudizi, così come sono. È la  sensazione di sentirsi vicini agli altri, anche se gli altri non sentono questa  vicinanza, a causa del differente livello di crescita: non credo che ci si  possa vedere, o riconoscere, se non conosciamo in noi già quella qualità umana  che l’altro ci presenta in quel momento, a meno che non siamo così abituati ad  essere curiosi da poter entrare con profitto nel mondo dell’altro a partire da  dimensioni molto diverse. È un po’ quello che succede nella terapia, che è  anche l’arte del fare domande, o in altre forme e contesti nei rapporti  discepolo – guida spirituale o professionale o culturale o altro ancora, dove  il discepolo si apre al massimo alla conoscenza della sua guida.</p>
<p>In  altri termini, chi ha un Ego meno spesso di un altro, riesce a vedere l’essenza  negli altri perché riesce a vedere la propria. Chi, per il proprio Ego, non  riesce a vedere la propria essenza, non riesce a riconoscerla nemmeno negli  altri. Come dice un famoso proverbio, a un martello tutto il mondo finisce per  sembrare un chiodo.</p>
<p>Donald  Trump – in uno dei suoi libri sul denaro, citava un proverbio in cui accennava  al fatto che nella vetta si sta soli, ma non si sta stretti. Credo che sia  trasponibile anche al mondo spirituale – e in fondo ci sono leggi che valgono  per il piano materiale e che non valgono anche per quello spirituale? E in  generale, chi sta più in alto può riconoscersi in quelli che stanno più in  basso (un detto famoso quello per cui “non c’è Santo senza passato…), ma quelli  in basso difficilmente in quelli in alto, a meno che non stiano per fare un  salto di livello – e comunque credo che si possa riconoscere solo che ci è  immediatamente sopra, e non oltre (mi viene in mente Carl G. Jung che nel  vedere ciò di cui era capace Aurobindo pensò al fatto che era troppo per lui  come occidentale, non poteva far entrare questo mondo così altro-da-sè<a id="_ftnref2" name="_ftnref2" href="#_ftn2">(2) </a> –.  Ancora, un altro proverbio dice. “Quando il discepolo è pronto, il Maestro  arriva”).</p>
<p>Allora  – per tirare la fila di tante riflessioni dirette e collaterali &#8211; mi viene da  pensare che la prossima volta che tornerò in palestra, e quel tizio mi chiederà  come sto, penso che potrò dirgli come sto, e sorridere dentro di me se vorrà  poi criticarmi, mentre guardo con bonarietà alla sua essenza – molto più  importante del nostro piccolo Ego.</p>
<p>Forse  potrei fare tante altre cose, ma questa mi piace particolarmente, ed in fondo  vorrei essere guardato così da chi percepisco come più evoluto di me, quando  dico/faccio cose stupide.</p>
<p>Forse  dare questa forma di Amore mi prepara a riceverla. Forse tutto questo ci  prepara ad un mondo migliore – senz’altro ad una vita migliore, senz’altro per  me.</p>
<p>Alessandro  D’Orlando</p>
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<div id="ftn1">
<p><a id="_ftn1" name="_ftn1" href="#_ftnref1"> </a> 1 Lo schema del “gioco” che viene dalla  teoria dell’Analisi Transazionale è la seguente: FASE A: Gancio  (nell’esempio”come stai?”) + Anello (“bene grazie, solo un po’ stanco”) – in  questa fase la conversazione avviene senza incidenti per un tempo indefinito. I  giocatori si dispongono lungo il triangolo drammatico in una delle tre  posizioni disponibili di Vittima/Salvatore/Carnefice. FASE B: è la fase dello  scambio, in cui i giocatori cambiano i ruoli; questa fase è spesso accompagnata  dalla sensazione di confusione e dal pensiero “cosa sta succedendo? Come ho  fatto ad arrivare fino qui?”. FASE C: è la fase del tornaconto, in cui dal  percorso intrapreso ciascuno dei giocatori ricava un emozione parassita, che  toglie energia, e un pensiero negativo su di sé, il mondo, il futuro. Le  motivazioni per le quali un essere umano si sforza così tanto per farsi e fare  del male sono infinite, e tra esse c’è ad esempio il cercare conferme al  proprio copione di vita – simile al copione di una rappresentazione teatrale, e  che va dalla culla alla tomba solitamente – o in altri termini mutuati dalla  PNL, alla propria mappa del mondo. Per un essere umano è meglio confermare le  proprie idee sbagliate che vivere nell’angoscia di non avere riferimenti (ecco  perché credo che Pirandello  pensava che  i folli – liberi da ogni riferimento, soprattutto quello relativo al pensiero e  alle aspettative degli altri su di sé, erano i veri “liberi”).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a id="_ftn2" name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>2 Carl G. Jung. Pensieri, ricordi,  riflessioni. BUR 1998.</p>
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		<title>Amore, Magia, Passione &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 18:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Grandin</dc:creator>
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La destinazione di oggi sarà particolare. Un luogo chiamato “Amore, Magia, Passione”.
Cosa fa funzionare una relazione? Le cose che le persone hanno in comune: interessi, valori, modi di comportarsi e di vedere la vita e di considerare le cose che per loro contano. Questo in generale, fa funzionare una relazione. Ma una relazione per [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal">La destinazione di oggi sarà particolare. Un luogo chiamato “Amore, Magia, Passione”.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa fa funzionare una relazione? Le cose che le persone hanno in comune: interessi, valori, modi di comportarsi e di vedere la vita e di considerare le cose che per loro contano. Questo in generale, fa funzionare una relazione. Ma una relazione per essere davvero a 360° non può solo “funzionare”.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa crea quindi quella passione che fa scaldare il sangue e da un tocco di magia alle situazioni e alle relazioni? Le differenze, la varietà, le cose che distinguono le altre persone da noi. Non a caso c’è un vecchio detto che recita “gli opposti si attraggono”. E se ci pensi in natura funziona proprio così, anche se le cose in comune non sono da sottovalutare. Vediamo<span> </span>insieme un po’ più a fondo questo discorso sulle uguaglianze e le differenze.</p>
<p class="MsoNormal">Il nostro cervello ama le cose che riconosce, le cose quindi che sono simili ad esperienze già “catalogate” e già codificate. Perché in effetti c’è una certa sicurezza in questo: funziona alla grande sapere che una volta guidato quel macchinario con 4 ruote <span> </span>e un volante che chiamiamo auto, saremo in grado di guidarne molti altri simili. Non solo funziona spesso ci rende più sicuri nel muoverci nel mondo. E la sicurezza è uno dei bisogni dell’essere umano perché aiuta la persona a creare una sorta di comfort, in cui si sente protetta. La cosa divertente è che noi come esseri umani per apprendere, evolvere e crescere abbiamo bisogno di stimoli, di varietà e di codificare “nuove esperienze”: abbiamo cioè bisogno di varietà e novità che solitamente può generare anche incertezza. <span> </span>Ciò che <span> </span>è nuovo per il nostro cervello è “diverso” da esperienze già codificate, e solitamente è quando l’essere umano apprende cose nuove che evolve.<span> </span>Può essere che inizialmente vivere queste nuove esperienze risulti strano, diverso, addirittura scomodo. <span> </span>Ma dopo un po’ accade che queste cose “diverse”, amplificano e variano i filtri con cui guardiamo e percepiamo il modo e diventiamo persone che hanno più scelta, e pertanto più libere.</p>
<p class="MsoNormal">Potremmo dire che su scala più ampia questo meccanismo viene adattato anche alle relazioni. In una relazione di amore e passione, ci sono uguaglianze e similitudini“confortevoli e sicure” che fanno funzionare le cose, e “differenze” che fanno<span> </span>vivere con più ricchezza e passione il rapporto, e che ci fanno crescere ed evolvere.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Tutte le differenze creano passione? No, ovviamente. Ci sono differenze che possono portare al terminare un rapporto. Allora, come fare a capire in anticipo, ad avere un’idea di che tipo di differenze sono utili? La prima cosa da fare è avere una chiarezza cristallina di cosa vuoi da una relazione, di quali sono i tuoi valori, di cosa vuoi vivere in un rapporto di coppia. Sapere quali sono i cambi di rotta negoziabili e quelli che non ci devono essere assolutamente. Finché non conosci la destinazione ti sarà difficile infatti stabilire una rotta! E mentre ti trovi sul ponte della tua nave a decidere verso quali nuove rotte salpare, è importante e fondamentale che tu sappia quali sono i luoghi che desideri visitare veramente.</p>
<p class="MsoNormal">Pensa alle sensazioni che proverai vivendo la relazione che desideri,<span> </span>cosa vedrai quando i tuoi occhi si troveranno di fronte a quella meravigliosa situazione, <span> </span>cosa ascolterai, cosa dirai a te stesso e agli altri. Fai in modo di crearti un trailer vivido e in movimento nella tua testa per iniziare a capire se è quella la direzione giusta: rendi quel trailer, grande, luminoso a colori, e senti sulla tua pelle cosa provi quando sei arrivata/o … e come nei migliori trailer, metti la musica che preferisci di sottofondo. Crearti questo trailer non significa che la navigazione sarà senza rischi o perfetta! Le cose accadono ed è assolutamente normale uscire dalla rotta di tanto in tanto. Viviamo in un mondo che ha molti dualismi: bianco o nero, vivo o morto, fermo o in movimento. Anche la nostra crescita ed evoluzione come essere umani è governata come molte cose del nostro mondo da un dualismo: o cresciamo o moriamo. Probabilmente, non esiste una via di mezzo. Sapere quale sia la direzione significa che nonostante tutti gli imprevisti, ne varrà la pena, perché sai o intuisci che evolverai e diventerai una donna o un uomo migliore. Quindi i primi passi per la tua relazione di amore, magia e passione:</p>
<ol style="margin-top: 0cm;" type="1">
<li class="MsoNormal">Decidi esattamente quale      sarà la destinazione</li>
<li class="MsoNormal">Crea un vivido trailer di      come ti senti quando hai raggiunto la destinazione</li>
<li class="MsoNormal">Una volta che hai scelto      la rotta, ricorda che ne varrà la pena, e che in ogni momento hai sempre      il potere di decidere di cambiare rotta … dopotutto il capitano sei tu!</li>
</ol>
<p class="MsoNormal">La prossima volta vedremo uno dei requisiti più importanti nel vivere una relazione!&#8230;Quindi sia che tu sia single, sia che tu viva già una relazione di coppia, non perderti il prossimo appuntamento!</p>
<p class="MsoNormal">
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