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	<title>Tempo per Cambiare</title>
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	<description>Consulenti personali per la tua formazione, comunicazione, successo e benessere</description>
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		<title>PNL, Spirito e consapevolezza di appartenere a qualcosa di più grande</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 14:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Martelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[PNL]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei miei obiettivi è spostare  l’attenzione degli interessati alla PNL dal solo benessere, successo, carisma e  libertà personale alla consapevolezza dei più ampi sistemi dei quali facciamo  parte. Questo spostamento secondo me è insito nella indicazione della PNL che  indica l’importanza di occuparsi più della forma che del contenuto  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei miei obiettivi è spostare  l’attenzione degli interessati alla PNL dal solo benessere, successo, carisma e  libertà personale alla consapevolezza dei più ampi sistemi dei quali facciamo  parte. Questo spostamento secondo me è insito nella indicazione della PNL che  indica l’importanza di occuparsi più della forma che del contenuto  dell’esperienza soggettiva.</p>
<p> Nel mio lavoro quotidiano di  consulenza  1 to 1, con la PNL e gli  altri metodi che conosco, ricevo molte richieste del tutto diverse tra loro.  Passo dall’aiutare un cliente a raggiungere obiettivi  o sviluppare specifiche abilità in campo  aziendale o professionale, al superare sfide, problemi o difficoltà della vita  personale o di coppia, a trovare la propria strada e missione nella vita, a  sviluppare specifiche capacità avanzate nello studio o nell’aggiornamento  professionale, con il PhotoReadingTM, al saper prendere decisioni  più rapide ed efficaci con l’UltraMind ESP SystemTM, in ogni campo  della vita… </p>
<p>Ma il tratto comune a tutto il  mio lavoro è il far comprendere al mio cliente che non è affatto un essere  separato e staccato da tutto il resto, come molto spesso si sente, ma  invece  una parte importante in un  sistema, e parte di un “campo”. Questo aspetto, secondo me, è un momento di  consapevolezza fondamentale e necessario in qualsiasi cambiamento, evoluzione o  trasformazione personale e professionale. </p>
<p>In fisica, un “campo” è definito  come “una zona dello spazio caratterizzata da una proprietà fisica, con  uno  stesso valore in qualsiasi punto  nella zona”. Un campo elettromagnetico, per esempio è caratterizzato da raggi  di forze elettromagnetiche che determinano   una influenza su qualsiasi oggetto che sta in questo campo. L’unione di  queste influenze determina la densità, l’intensità  e l’influenza del campo stesso. </p>
<p>La consapevolezza di essere parte  di qualcosa di più ampio apparentemente contrasta con la nozione di individuo  particolare, che esiste solo in quanto essere specifico, diverso, unico. Questa  percezione molte volte è più tangibile. </p>
<p>In termini di PNL, la  consapevolezza di appartenere a qualcosa di più ampio è agevolata dalla nozione  di Quarta Posizione Percettiva. Prima, seconda e terza posizione percettiva  (io, l’interlocutore e un osservatore esterno) descrivono gli elementi  significativi in una interazione tra esseri umani.  La Quarta posizione percettiva allo stesso tempo  include e trascende le tre posizioni percettive della PNL classica.</p>
<p>Il concetto che sta alla base  della Quarta Posizione è affermato da Gregory Bateson, mentore dei fondatori  della PNL, che scrive: “La mente individuale è immanente ma non è solo nel  corpo. E’ immanente nei percorsi e nei messaggi fuori dal corpo. Ed esiste una mente  più grande, universale, rispetto alla quale la mente individuale è solo un  sottosistema. Questa mente universale è paragonabile a Dio, e forse è proprio  ciò che molti intendono come ‘Dio’, ma allo stesso tempo è immanente nel  sistema sociale e nell’ecologia del pianeta.”</p>
<p>Per acquisire consapevolezza  dell’appartenenza alla mente universale, e comprensione della Quarta Posizione  percettiva, importantissima, secondo la mia esperienza, nel lavorare per  l’evoluzione personale, è utile l’esercizio “Vedere il Campo” creato da Robert  Dilts, parte del corso PNL per lo Spirito. </p>
<p>Ti aspetto a PNL per lo Spirito</p>
<p>Tutto il meglio!</p>
<p>Francesco  Martelli</p>
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		<title>PNL per lo Spirito 2</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 08:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Martelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito]]></category>
		<category><![CDATA[il divino]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Dilts]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio tre anni fa, a inizio Giugno 1996, sono stato uno  dei pochi Trainer al mondo, e unico italiano, a partecipare al nuovo programma  di formazione Tools of the Spirit 2, con Robert Dilts e Robert Mc Donald.
Rispetto al precedente lavoro che è stato sintetizzato nel  libro Tools of the Spirit (PNL [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio tre anni fa, a inizio Giugno 1996, sono stato uno  dei pochi Trainer al mondo, e unico italiano, a partecipare al nuovo programma  di formazione Tools of the Spirit 2, con Robert Dilts e Robert Mc Donald.</p>
<p>Rispetto al precedente lavoro che è stato sintetizzato nel  libro Tools of the Spirit (PNL per lo Spirito, edito in Italia nel 2005) ci  sono alcune importanti differenze, che ho immediatamente introdotto nel corso  che tengo in Italia.</p>
<p>La più importante, secondo me, è che ora Dilts e Mc Donald,  come del resto io stesso, siamo convinti che il divino, “Dio” è in tutto ciò  che esiste, in qualsiasi cosa. Ognuno di noi è il tutto, l’universale, il divino, che ora  si manifesta in una persona, una manifestazione particolare dell’infinito.</p>
<p>Risvegliarsi alla consapevolezza che noi siamo infiniti,  eterni, divini, che la morte è solo apparente ma in realtà è solo un  cambiamento di stato di esistenza e di coscienza, è un po’ come risvegliarsi  dopo un sogno.</p>
<p>Tu sei eterno e tu sei il divino, Dio, che si manifesta in  individuo. Ed è per questo, tra l’altro, che è possibile intuire (usando  l’intuito ed il sesto senso) qualsiasi cosa, senza limiti di spazio e tempo,  perché se entriamo nel giusto stato di coscienza ci è facile percepire che noi  siamo il tutto e non abbiamo limiti.</p>
<p>La spiritualità, in termini metafisici, è il riconoscimento  e la comprensione che il divino (“Dio”) è infinito; quindi “Dio” è tutto ciò  che esiste. In altri termini esiste soltanto un unico infinito, divino, “Dio”,  che comprende anche noi stessi.</p>
<p>Tutto  ciò che esiste è divino, e tu stesso lo sei.</p>
<p>Secondo Robert Dilts, tentare di connettersi con la  dimensione spirituale, e cercare di raggiungere l’unione con Dio è come tentare  di raggiungere e toccare i propri piedi: sei tu, sei già connesso in ogni  momento! E sei già eterno e illimitato!</p>
<p>Cosa ci può permettere di comprendere e di ricordarci sempre  di questa verità? Come fare a capire che siamo individui con una vita, una  identità, e allo stesso tempo siamo divini?</p>
<p>L’espansione della consapevolezza, in altre parole  l’espansione degli stati di coscienza.</p>
<p>In PNL per lo Spirito oggi usiamo gli strumenti della PNL  (ancore, time lines, posizioni percettive, cambiamento di convinzioni, di  percezione e di stati di coscienza, etc.) per comprendere e realizzare che il  mondo spirituale, infinito e immateriale, è il mondo reale. E contiene tutte le  cause di tutti gli effetti che potremo vedere nel mondo visibile, tangibile,  quando comprendiamo e seguiamo la nostra natura spirituale. Cioè che non siamo  un corpo senza anima, o con un’anima (a seconda delle convinzioni soggettive)  ma siamo un’anima, parte del divino, che è temporaneamente incarnata in un  corpo.</p>
<p>Questa consapevolezza è alla base della tecnica  “L’attivazione dell’ordine creativo”, parte di PNL per lo Spirito 2, un  esercizio potentissimo che, per quanto mi riguarda personalmente, ha  rivoluzionato la mia vita in soli sei mesi, tra giugno e dicembre 2006.</p>
<p>Ti invito a PNL per lo Spirito e ti auguro di poter  sperimentare anche tu una simile trasformazione positiva!</p>
<p>Tutto il meglio</p>
<p>Francesco Martelli</p>
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		<title>La coscienza quando tormenta il cuore.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 15:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una malattia che tormenta spesso chi è in un percorso di  crescita personale, ed è una malattia sotto forma di domanda: “Ma come? Con  tutto quello che ho speso in tempo e denaro in corsi e terapie di vario tipo, continuo  a sbagliare come sbagliavo anni fa!”. È una domanda che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una malattia che tormenta spesso chi è in un percorso di  crescita personale, ed è una malattia sotto forma di domanda: “Ma come? Con  tutto quello che ho speso in tempo e denaro in corsi e terapie di vario tipo, continuo  a sbagliare come sbagliavo anni fa!”. È una domanda che ci si fa, oppure una  domanda che viene sadicamente posta dalle persone più vicine, e alle volte una  se la pone assurdamente e cinicamente già dopo poche ore di corsi e  apprendimenti.</p>
<p>È un momento che di solito arriva per molti, dopo che un  fallimento piccolo o grande mette davanti alle proprie debolezze e ai propri  errori.</p>
<p>È un momento vissuto come una resa dei conti, e che può  scatenare sensi di colpa o di vergogna se ci si immagina lo sguardo di chi ci  ha visto impegnati in un cammino “particolare” di corsi e apprendimento – più o  meno continuo &#8211; di strumenti per migliorare la propria vita.</p>
<p>Per sfuggire a questo momento, alcuni si chiudono in una  attività ancora più maniacale, professionale o di “crescita personale”: ancora  più corsi, ancora più vie di purificazione, ancora più strade che nascondono  sottili motivazioni di espiazione.</p>
<p>Altri invece si arrendono e si fermano e buttano a mare ore,  mesi o anni di impegno personale.</p>
<p>In entrambi i casi, non si tratta di buone soluzioni. Ci si stanca a fare troppo, così come ci si stanca nella  rassegnazione.</p>
<p>Meglio rilassarsi e accettarsi&#8230; In fondo, la natura umana  non cambia con i corsi: questi servono per condividere il percorso con persone  affini, e per ridare energia tra una lotta solitaria ed un’altra. E servono per  liberarsi dagli automatismi del carattere, ma il carattere di ciascuno non  cambia per tutta la vita. Solo diventa “più elastico”. Ed è meraviglioso quando  nell’anima entra un po’ di luce che non sia filtrata dal carattere, ed è già  una ricompensa di per sé. Tutto qui.</p>
<p>Per il resto, ansia, angoscia, rabbia, paura, tristezza,  confusione, senso di precarietà e insicurezza restano bene ancorate nel  profondo.</p>
<p>I corsi servono per imparare a contenere questi aspetti, ma  alle volte non bastano.</p>
<p>È normale.</p>
<p>Quindi inutile giudicarsi per i fallimenti: resta solo da  chiedersi: “dove ho sbagliato e come posso andare avanti?”.</p>
<p>Alle volte il fallimento non è evitabile: il destino, il  campo di coscienza della famiglia di origine, gli sbagli fatti nel passato….  Bisogna essere umili.</p>
<p>La coscienza, fatta di pensieri, tecniche, mezzi, ha  comunque il compito di ascoltare con rispetto e attenzione (quindi con amore)  il cuore. Il cuore resterà sempre bambino, timido, insicuro, debole, fragile. E  tutto questo è inevitabile che si manifesti talvolta sotto forma di azione tesa  a ferire, abbandonare o tradire qualcuno.</p>
<p>Eppure in quella sua fragilità il cuore conserva il seme del  significato della nostra vita e di ciò che facciamo. È lui solo che decide  quale, tra le infinite strade del mondo, ha un senso speciali per noi.</p>
<p>La coscienza dovrebbe proteggere il cuore, guidarlo nelle  difficoltà, consolarlo nei suoi bisogni e soddisfarlo il più possibile, sorreggerlo,  ascoltarlo. Soprattutto nei fallimenti.</p>
<p>Se la coscienza si chiude nel suo narcisismo (come forse  altre figure facevano con noi da bambini), dicendo “devi fare di più!”, “Non  hai sufficiente volontà”, “Vergognati!”, “Meriti quelle che stai vivendo!”  (detto con sadismo), “Non voglio più darti altre possibilità!” (quando è il  cuore che dà alla coscienza la possibilità di mostrare capacità di ascolto, e  non è la coscienza che dà la possibilità al bambino di crescere!) allora il  cuore soffre e si sprofonda del dolore o, per sopravvivere, nella disumanità  senza cuore (l’alienazione esistenziale di Erich Fromm, male endemico moderno  dove, guardando una rosa, si vede solo un banale fiore, senza nessun senso  poetico di bellezza o purezza).</p>
<p>Se è il cuore che straripa e la coscienza soccombe, allora  si entra in uno stato micropsicotico, in cui fantasia e realtà si confondono:  un delirio (pensiero forte e non fondato su dati di realtà) di colpa può  trascinare qualcuno nella rassegnazione e nell’abisso di una tristezza senza  fine (la psicosi è lo stato opposto all’alienazione: la rosa “rosso fuoco”  diventa temibile perché può bruciare la mano se colta – caso curioso, nella  nostra società l’alienato può essere molto influente e funziona molto bene, lo  psicotico soccombe e viene trattato con psicofarmaci e istituzionalizzato&#8230; ma  ne parlerò in un altro articolo).</p>
<p>La coscienza non deve aspettarsi che il cuore cresca, così  come un genitore non può aspettarsi che il proprio figlio cresca per non dare  più stress.</p>
<p>La coscienza non può perdere pazienza con il cuore, così  come un buon genitore sa aspettare e rispettare i tempi del figlio.</p>
<p>La coscienza non può dare la colpa al cuore per gli sbagli  commessi, così come un genitore non può incolpare il proprio figlio per le proprie  difficoltà esistenziali.</p>
<p>La buona coscienza sa contenere le emozioni del cuore così  come un buon genitore accoglie e calma le emozioni del figlio (e la  respirazione aumenta la capacità della coscienza di percepire le emozioni del  cuore e di accoglierle con calma – e le costellazioni familiari aiutano la  coscienza a sciogliere alcune emozioni “difficili” del cuore).</p>
<p>E così via…</p>
<p>Quindi la domanda è: “Che tipo di genitore è la coscienza  con il Cuore?”, e poi “Come può migliorare?”.</p>
<p>E essere buoni genitori è un arte che non si finisce mai di  imparare, e allora…</p>
<p>Guardiamoci con più pazienza, anche negli sbagli</p>
<p>Alessandro D’Orlando</p>
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		<title>PNL: Spirito e Azione</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 07:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Martelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mio lavoro di consulente (1 to 1) mi trovo quasi sempre ad usare la PNL, e le altre tecniche che conosco, per aiutare i miei clienti a raggiungere una migliore centratura e connessione con sé stessi, con la loro missione e con lo scopo della loro vita: questo dà loro una grandissima motivazione, e molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio lavoro di consulente (1 to 1) mi trovo quasi sempre ad usare la PNL, e le altre tecniche che conosco, per aiutare i miei clienti a raggiungere una migliore centratura e connessione con sé stessi, con la loro missione e con lo scopo della loro vita: questo dà loro una grandissima motivazione, e molto più significato e consapevolezza delle loro azioni.</p>
<p>Questo genere di intervento porta a una specie di risveglio e di presa di consapevolezza di chi sono in realtà e di tutte le possibilità che hanno. La loro mappa della realtà si allarga e i vecchi limiti (auto-imposti) possono essere percepiti in modo completamente nuovo. In un certo senso, così riescono ad andare oltre il vecchio sistema di convinzioni che li bloccava e gli impediva di emergere, e vanno anche oltre i limiti di ciò che pensavano possibile.</p>
<p>Quasi sempre ottengono più motivazioni, scoprono di avere uno scopo e un proget to, un significato, acquisiscono più consapevol ezza e una più chiara percezione della loro situazione attuale, con una maggiore energia per affrontare le difficoltà e le sfide.</p>
<p>Naturalmente, per poterlo fare, per metterli in contatto con la loro missione, con la loro visione e con il loro spirito, devo sapergli dare esperienze, spunti, anche specifiche tecniche e strategie, per poter comprendere e rendersi consapevoli del loro scopo, di se stessi, e dei più ampi sistemi di cui fanno parte. Questo mi ha imposto molti anni di un lavoro identico su me stesso, anche perché riesco ad aiutare bene gli altri soltanto se resto bene in contatto con la mia missione, la mia visione e il mio spirito. Attraverso la mia congruenza, integrità e fede in qualcosa che va oltre me, solo così riesco ad ispirare ed aiutare veramente, profondamente, qualcun altro.</p>
<p>Un’altra cosa che spesso mi capita, soprattutto inizialmente, è aiutare i miei clienti ad andare oltre i loro limiti, che finora li bloccano e li impediscono, in un determinato campo. Ad esempio limiti nel leggere o nell’imparare velocemente, nel pensare troppo prima di prendere decisioni o risolvere un problema, nel riuscire a mantenere la calma e la concentrazione, o a gestire i propri livelli di stress, etc. Quasi sempre questi limiti sono in sostanza convinzioni, oppure abitudini, oppure situazioni limitanti, alle quali si sentono legati e che non riescono da soli a modificare.</p>
<p>La trasformazione che avviene nel cliente in seguito a questo lavoro a volte è graduale, ma altre volte è immediata e dirompente: finisce quasi sempre per trasformare la vita di quella persona, portando a qualcosa di completamente nuovo, e non semplicemente a riorganizzare ciò che già era prima, come invece accade spesso quando non si lavora ai livelli logici di valori, identità e spirito.</p>
<p>Quando parlo di spirito, secondo una prospettiva di PNL, intendo l’esperienza soggettiva di sentirsi qualcosa di più di sé stessi (“parte di” qualcosa di più grande): sapere che esiste, e nello stesso tempo che sono anche parte di, qualcosa che va oltre me, oltre i miei valori, le mie convinzioni, i miei pensieri, le mie azioni e sensazioni.</p>
<p>Tutte le esperienze spirituali hanno a che fare con l’esperienza di essere parte di qualcosa che va oltre se stessi. E’ la consapevolezza di essere parte di uno schema che connette tutto insieme, in qualcosa di più grande. Le esperienze spirituali toccano la mia vita, dandole più valore e significato, da una dimensione cha va oltre la mia vita. Il modo in cui concepisco questa dimensione influenza ciò che penso che sia il mio scopo e la mia missione. Raggiungere il mio scopo, realizzare la mia missione è la mia più grande fonte di motivazione.</p>
<p>Secondo la PNL, il modo con cui effettivamente sperimentiamo la dimensione spirituale è attraverso il sistema nervoso, il linguaggio, le convinzioni e la nostra mappa della realtà. A livello neurologico, ciò riguarda la relazione tra il mio sistema nervoso e la mia percezione soggettiva, con un più grande sistema nervoso: la coscienza collettiva, l’inconscio collettivo, i dati immagazzinati nella “mente universale”, Dio (qualsiasi cosa questa idea significhi per me).</p>
<p>Questo collegamento è lo scopo del mio lavoro e della mia ricerca sull’intuito e sul sesto senso (formalizzato nel mio metodo Intuition TrainingTM, basato sulla PNL). In sostanza questa dimensione riguarda chi altri e cosa altro esiste, secondo noi, oltre a noi stessi. Come ho già detto, queste nostre convinzioni finiscono per dare una grande motivazione, un forte significato ed uno scopo alla nostra vita.</p>
<p>Portare i clienti a questi livelli e a questi risultati, anche se nella maggior parte di casi avviene nella consulenza (1to1), a volte avviene anche nei corsi di formazione.</p>
<p>La PNL è indubbiamente uno straordinario strumento di evoluzione personale, e questo è il modo, secondo me, per impiegarla al meglio.</p>
<p>Evidentemente, altri colleghi Trainer vedono la PNL in altro modo, che io considero riduttivo: soltanto come un set di strumenti per il successo, per l’efficacia professionale (vendere di più, comunicare in pubblico, etc.) e per la libertà (essere più sicuri di se stessi e carismatici, liberarsi dalle paure, etc). Alla fine, giustamente i clienti si rivolgono ai Trainer PNL che sentono più in sintonia con le proprie vedute.</p>
<p>Ti invito a scrivermi o a contattarmi se vuoi da me qualsiasi chiarimento oppure se hai domande: ti risponderò molto volentieri.</p>
<p>Tutto il meglio!<br />
Francesco Martelli</p>
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		<title>Il focus nello sport e nella vita</title>
		<link>http://www.tempopercambiare.com/2009/04/il-focus-nello-sport-e-nella-vita/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 08:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lesma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi e Risultati]]></category>
		<category><![CDATA[risultati]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò su cui ci concentriamo la nostra attenzione diventa la nostra realtà e determina in buona parte i nostri stati emotivi.
La maggior parte delle persone focalizza, ad esempio, la propria attenzione su ciò che non può in nessun modo né influenzare né ancor meno controllare, anziché, su ciò che può invece determinare una vita migliore.
Molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò su cui ci concentriamo la nostra attenzione diventa la nostra realtà e determina in buona parte i nostri stati emotivi.</p>
<p>La maggior parte delle persone focalizza, ad esempio, la propria attenzione su ciò che non può in nessun modo né influenzare né ancor meno controllare, anziché, su ciò che può invece determinare una vita migliore.</p>
<p>Molti vivono orientati al futuro o al passato, anziché vivere qui nel presente nell’ora.<br />
Le persone che sono orientate al risultato sanno controllare il loro focus, cambiando l’attenzione della propria focalizzazione si possono cambiare anche gi stati d’animo.</p>
<p>Ma come si impara a dirigere il nostro focus?</p>
<p>Di sicuro una buona direzione nel cambiare focus sono le domande,che determinano su dove siamo concentrati.</p>
<p>Se ci poniamo delle domande di qualità il nostro cervello per riflesso troverà risposte di qualità, vice versa se ci poniamo delle domande chiuse porteremo la nostra direzione in un punto di chiusura.</p>
<p>In genere, di fronte ad una difficoltà o ad un problema le domande che iniziano con “come” sono molto più produttive alle domande che iniziano con “perché” le quali tendono a non fornire risposte costruttive, il come ci aiuta a muoverci verso la direzione del posso farlo.</p>
<p>Quindi per uno sportivo che vuole aumentare la sua velocità nella corsa, piuttosto di chiedersi perché non riesco a essere più veloce? Una domanda migliore potrebbe essere come posso aumentare la mia velocità? Ovviamente il focus viene spostato in questo caso immediatamente sulle soluzioni, in questo caso il presupposto è che posso aumentare la mia velocità.</p>
<p>Nel Vangelo è scritto “Chiedete e sarà dato” e questo è vero non solo nei confronti delle altre persone, ma anche e soprattutto nei confronti di noi stessi e della nostra mente.</p>
<p>Prendere il controllo del nostro focus,delle domande che ci poniamo è di fondamentale importanza e imparare a fare questo significa avere maggiore consapevolezza e controllo dei nostri pensieri e, di conseguenza, dei nostri risultati quotidiani.</p>
<p>La grande differenza nel portare risultati sta nel fare e ricercare le domande giuste per ogni situazione, in modo da dialogare in maniera costruttiva con la possibilità di accedere nell’immediato nelle proprie risorse.</p>
<p>Questo non significa che non possiamo e non dobbiamo provare emozioni negative, anzi il dolore spesso ci aiuta verso a ciò che non avremmo mai fatto, è una grande leva per permetterci di innescare i nostri cambiamenti.</p>
<p>Ecco alcune domande :</p>
<ul>
<li>Come posso migliorare me stesso?</li>
<li>Cosa c’è di buono in questo?</li>
<li>Come posso dare il meglio in questa situazione?</li>
<li>Come posso migliorare in questo?</li>
<li>Come posso raggiungere il mio obiettivo divertendomi?</li>
<li>Cosa posso imparare da questa situazione?</li>
<li>Che cosa mi rende felice ora?</li>
<li>Cosa c’è di straordinario nella mia vita?</li>
</ul>
<p>Fare domande di qualità portano una vita di qualità, soprattutto nei momenti difficili, è un abilità davvero in grado di fare la differenza.</p>
<p>Purtroppo la nostra mente quando si trova una difficoltà tenderà istintivamente “non posso farci niente”, ma se continui a insistere con costanza e con un senso di aspettativa, alla fine arriveranno le risposte che necessiti.</p>
<p>Quando hai imparato a porre domande giuste, non solo riuscirai ad aiutare te stesso a focalizzarti su pensieri più produttivi, ma avrai la possibilità di aiutare gli altri a fare lo stesso.</p>
<p>Carlo Lesma</p>
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		</item>
		<item>
		<title>30’’ di parole per  tre ore di riflessioni…</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 18:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[gestalt]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>
		<category><![CDATA[patch adams]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.
Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.</p>
<p>Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso ciò che giudichiamo positivo, o negativo, non dice nulla nemmeno  sull&#8217;utilità per noi di quello che stiamo vivendo&#8230; Non accetto la risposta “bene”,  dicevo, ma quando voglio tagliare corto trovo che sia utile da usare).</p>
<p>Poi ho aggiunto, per parlare un pò più di me (un minimo  di scambio è una sana igiene psichica, mi dico spesso, sapere cosa succede  dentro di me e cosa succede dentro l&#8217;altro &#8211; mi viene in mente spesso Patch  Adams, che andava per la città a chiedere a tutti della loro vita, dalle  persone che camminavano per strada a quelle che erano dentro un bar, con la sua  fame di conoscere la vita degli altri, nella convinzione che, come diceva  Irving Polster, un maestro della Gestalt Therapy, &#8220;ogni vita è un  romanzo&#8221;), gli dico che vorrei solo un pò più di tempo per me &#8211; era stata  una dura giornata di lavoro e la sensazione che mi sto trascurando era fonte di  frustrazione in quelle ore serali (la stanchezza e il buio non mi favoriscono  sempre un atteggiamento mentale positivo all’altezza delle mie potenzialità).</p>
<p>Lui mi chiede allora: “Troppo lavoro?”, e io gli  rispondo: “Si, troppo lavoro, vorrei lavorare di meno” (sottinteso che non  volevo perdere lavoro, ma organizzarlo meglio e tenermelo tutto!).</p>
<p>A  quel punto il conoscente, andandosene, mi punta il dito contro  dicendomi in tono da Genitore Normativo: “Almeno il lavoro tu c’e’ l’hai”.</p>
<p>A  quel punto, stizzito, gli rispondo, mentre stavo correndo sul tapis roulant,  ricalcando il suo linguaggio non verbale e verbale, ma questa volta sorridendo:  “Hai ragione!”. Lui se ne stava andando, per cui difficilmente poteva  tornare indietro e l’ultima parola è stata la mia.</p>
<p>Sentivo  di aver vinto, non solo per aver parlato per ultimo – e fare anche versi  paraverbali, dopo che uno ha parlato, può essere un modo per avere l’ultima  parola – ma anche per non essere rimasto nel ruolo di persona lamentosa che lui  stava criticando, ed essere passato a quello della persona sorridente, anche  più di lui – e il mio sorriso era lo specchio di più messaggi: a) che io sapevo  essere anche felice se lo volevo (ecco vedi, se vuoi sono felice come dovrei  essere, lo so fare! Guarda come sono bravo!); b) che ero felice anche più di  lui (mi dici che mi lamento, guarda allora che so essere più raggiante di te se  voglio!); c) che in parte lo prendevo anche in giro e lo scimmiottavo,  ricalcando il suo modo di comunicare e passando repentinamente da una modalità  all’altra in maniera quasi teatrale.</p>
<p>Ero  stizzito perché se mi chiedi come sto, e poi usi quello che ti dico per  giudicarmi, questo per me è un tradimento (oltre che un segno di ingenuità da  parte mia – ancora devo imparare a riconoscere immediatamente le persone che  non aspettano altro che giudicare per sentirsi giuste o utili, o ancora mi  resta da apprendere come fregarmene di questi giudizi – in fondo l’altro si  accanisce su uno degli infiniti aspetti del mio mondo interiore e la mia vita  non cambia fondamentalmente se mi prende in giro).</p>
<p>Ero  stizzito, ed ero caduto in un piccolo gioco<a id="_ftnref1" name="_ftnref1" href="#_ftn1">(1)</a>. Lui era  il “Salvatore” che mi chiedeva come stavo, io la “Vittima” perché tale mi sono  sentito in prima battuta – vittima forse dapprima dei miei ritmi di vita, e poi  di lui e del suo giudizio), salvo poi ruotare lungo il “Triangolo drammatico”,  in cui lui è diventato il “Carnefice” (giudicandomi) e io la “Vittima”, per poi  passare lui a “Vittima” e io a “Carnefice” (con la mia ultima affermazione).</p>
<p>Ma  alla fine di tutto, mi è restato l’amaro in bocca (come in un buon Tornaconto di  un gioco), ed ho pensato che è difficile avere uno scambio di cuore con le  persone, in cui dire ciò che si prova senza essere giudicati male per questo. È  difficile fidarsi degli altri e anche di quella persona. E io forse sono una  persona ingenua, eccetera eccetera.</p>
<p>Per  uscire da questo tornaconto, sto pensando a come potrei fare: potrei per  esempio ridere bonariamente di me, della mia permalosità e dell’altro e della  sua scarsa delicatezza – ed uscire così dal tornaconto negativo (l’insieme di  pensieri che confermano visioni negative di sé, del mondo, del futuro –  l’insieme di emozioni parassite, che tolgono energia).</p>
<p>Posso  anche pensare a come non ricadere nel futuro in una trappola simile e pensare a  come uscire ancora prima del Tornaconto, per esempio nella fase dello scambio,  e poi in quella dell’inizio gioco.</p>
<p>Potrei  pensare a tante cose, e lo farò: mi chiedo solo quanto è complessa la  comunicazione, quanto lavoro si deve fare su sé stessi per vivere una vita dove  giochi e triangoli drammatici siano sempre meno presenti, dove sia più semplice  entrare in intimità con l’altra persona.</p>
<p>L’intimità,  l’essere nudi davanti a qualcuno e lasciarsi vedere, e non giudicare chi  abbiamo di fronte è un momento molto intenso e appagante – mi vengono in mente  le sedute di respiro circolare guardandosi negli occhi, e tutti i mondi che mi  si sono aperti in quella tecnica – peccato che ci siano tante paure prima di  questa terra.</p>
<p>L’intimità  non è data, è una conquista, e credo che una evoluzione spirituale comporti il  sapere guardare al mondo e agli altri senza giudizi, così come sono. È la  sensazione di sentirsi vicini agli altri, anche se gli altri non sentono questa  vicinanza, a causa del differente livello di crescita: non credo che ci si  possa vedere, o riconoscere, se non conosciamo in noi già quella qualità umana  che l’altro ci presenta in quel momento, a meno che non siamo così abituati ad  essere curiosi da poter entrare con profitto nel mondo dell’altro a partire da  dimensioni molto diverse. È un po’ quello che succede nella terapia, che è  anche l’arte del fare domande, o in altre forme e contesti nei rapporti  discepolo – guida spirituale o professionale o culturale o altro ancora, dove  il discepolo si apre al massimo alla conoscenza della sua guida.</p>
<p>In  altri termini, chi ha un Ego meno spesso di un altro, riesce a vedere l’essenza  negli altri perché riesce a vedere la propria. Chi, per il proprio Ego, non  riesce a vedere la propria essenza, non riesce a riconoscerla nemmeno negli  altri. Come dice un famoso proverbio, a un martello tutto il mondo finisce per  sembrare un chiodo.</p>
<p>Donald  Trump – in uno dei suoi libri sul denaro, citava un proverbio in cui accennava  al fatto che nella vetta si sta soli, ma non si sta stretti. Credo che sia  trasponibile anche al mondo spirituale – e in fondo ci sono leggi che valgono  per il piano materiale e che non valgono anche per quello spirituale? E in  generale, chi sta più in alto può riconoscersi in quelli che stanno più in  basso (un detto famoso quello per cui “non c’è Santo senza passato…), ma quelli  in basso difficilmente in quelli in alto, a meno che non stiano per fare un  salto di livello – e comunque credo che si possa riconoscere solo che ci è  immediatamente sopra, e non oltre (mi viene in mente Carl G. Jung che nel  vedere ciò di cui era capace Aurobindo pensò al fatto che era troppo per lui  come occidentale, non poteva far entrare questo mondo così altro-da-sè<a id="_ftnref2" name="_ftnref2" href="#_ftn2">(2) </a> –.  Ancora, un altro proverbio dice. “Quando il discepolo è pronto, il Maestro  arriva”).</p>
<p>Allora  – per tirare la fila di tante riflessioni dirette e collaterali &#8211; mi viene da  pensare che la prossima volta che tornerò in palestra, e quel tizio mi chiederà  come sto, penso che potrò dirgli come sto, e sorridere dentro di me se vorrà  poi criticarmi, mentre guardo con bonarietà alla sua essenza – molto più  importante del nostro piccolo Ego.</p>
<p>Forse  potrei fare tante altre cose, ma questa mi piace particolarmente, ed in fondo  vorrei essere guardato così da chi percepisco come più evoluto di me, quando  dico/faccio cose stupide.</p>
<p>Forse  dare questa forma di Amore mi prepara a riceverla. Forse tutto questo ci  prepara ad un mondo migliore – senz’altro ad una vita migliore, senz’altro per  me.</p>
<p>Alessandro  D’Orlando</p>
<div>
<div id="ftn1">
<p><a id="_ftn1" name="_ftn1" href="#_ftnref1"> </a> 1 Lo schema del “gioco” che viene dalla  teoria dell’Analisi Transazionale è la seguente: FASE A: Gancio  (nell’esempio”come stai?”) + Anello (“bene grazie, solo un po’ stanco”) – in  questa fase la conversazione avviene senza incidenti per un tempo indefinito. I  giocatori si dispongono lungo il triangolo drammatico in una delle tre  posizioni disponibili di Vittima/Salvatore/Carnefice. FASE B: è la fase dello  scambio, in cui i giocatori cambiano i ruoli; questa fase è spesso accompagnata  dalla sensazione di confusione e dal pensiero “cosa sta succedendo? Come ho  fatto ad arrivare fino qui?”. FASE C: è la fase del tornaconto, in cui dal  percorso intrapreso ciascuno dei giocatori ricava un emozione parassita, che  toglie energia, e un pensiero negativo su di sé, il mondo, il futuro. Le  motivazioni per le quali un essere umano si sforza così tanto per farsi e fare  del male sono infinite, e tra esse c’è ad esempio il cercare conferme al  proprio copione di vita – simile al copione di una rappresentazione teatrale, e  che va dalla culla alla tomba solitamente – o in altri termini mutuati dalla  PNL, alla propria mappa del mondo. Per un essere umano è meglio confermare le  proprie idee sbagliate che vivere nell’angoscia di non avere riferimenti (ecco  perché credo che Pirandello  pensava che  i folli – liberi da ogni riferimento, soprattutto quello relativo al pensiero e  alle aspettative degli altri su di sé, erano i veri “liberi”).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a id="_ftn2" name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>2 Carl G. Jung. Pensieri, ricordi,  riflessioni. BUR 1998.</p>
</div>
</div>
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		<title>PNL e innovazione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 17:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Martelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[convinzioni]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Bandler]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Dilts]]></category>
		<category><![CDATA[stati modificati]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2003 in avanti ho iniziato a  studiare approfonditamente le applicazioni della PNL all’innovazione e alla  creatività. Ho studiato personalmente con Richard Bandler e con Robert Dilts,  dai i quali ho appreso diverse strategie e tecniche efficaci per stimolare con  successo questa abilità.
Bandler ritiene che la chiave di  accesso alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 2003 in avanti ho iniziato a  studiare approfonditamente le applicazioni della PNL all’innovazione e alla  creatività. Ho studiato personalmente con Richard Bandler e con Robert Dilts,  dai i quali ho appreso diverse strategie e tecniche efficaci per stimolare con  successo questa abilità.</p>
<p>Bandler ritiene che la chiave di  accesso alle abilità innovative e creative siano gli stati modificati di  coscienza (di trance) e la promozione di convinzioni adatte a sviluppare nuove  idee; per questo lavora essenzialmente su questi due punti. Dilts, comprendendo  bene i fattori determinanti l’accesso all’innovazione,  ha predisposto alcune procedure e tecniche  per  poter accedere più facilmente a  queste qualità. Trovo che mentre Bandler lavora prevalentemente sullo stato  mentale e sulle convinzioni, e Dilts sulle tecniche e strategie, nessuno dei  due abbia compreso l’importanza di agire approfonditamente su tutti e tre i  livelli, contemporaneamente.</p>
<p>Personalmente, infatti credo che  i pilasti alla base dell’innovazione siano questi tre: avere convinzioni  potenzianti  e auto-effiacaci (come ad  esempio“io sono creativo; è facile, è possibile, è utile potere trovare idee  nuove e innovative”); coltivare uno stato modificato di coscienza dove  l’innovatività e la creatività possono avvenire facilmente; infine conoscere  alcune specifiche tecniche o procedure che possano facilitare la ricerca di  nuove idee.</p>
<p>Alcuni esperti di creatività  credono che per essere creativi e innovativi sia sufficiente conoscere una o  più buone tecniche, come ad esempio quella del Brainstorming, le Mappe mentali,  i Cappelli per pensare del Prof De Bono. Secondo questi esperti, l’innovazione  e la creatività sarebbe una questione di conoscere e usare buone tecniche.</p>
<p>Ciò che a loro sfugge è che senza un forte sistema di  convinzioni che supporti l’uso di queste procedure o tecniche, il loro uso  potrebbe fallire. Questo accade piuttosto spesso quando ci sentiamo dire “ho  usato le tecniche (di cui abbiamo parlato sopra ) e non  hanno funzionato”. Dipende dal fatto che nel  soggetto non c’era sufficiente convinzione che la tecnica potesse funzionare,  nel suo caso.</p>
<p>Inoltre, spesso accade anche un altro fenomeno: se le  tecniche sono impiegate in uno stato di coscienza non adatto  - quello “ordinario” di coscienza &#8211; si  potrebbe facilmente ricadere nella trappola della logica e della razionalità,  che non facilita i processi di innovazione, e la tecnica quindi potrebbe di  nuovo non funzionare.</p>
<p>Dunque, personalmente trovo che  i fattori importanti, nell’ordine siano questi</p>
<ol type="1">
<li>Entrare in uno Stato di       coscienza adatto</li>
<li>Adottare Convinzioni       potenzianti</li>
<li>Usare Tecniche efficaci</li>
</ol>
<p>Riguardo il primo pilastro, lo  stato di coscienza, ho trovato che  numerosi studi riportano l’utilità di accedere  a stati di coscienza con predominio di onde Alfa e picchi di onde Theta per  stimolare creatività e innovazione. Questi studi sono esterni al campo della  PNL, ma hanno chiarito più in dettaglio e scientificamente quali stati di  coscienza siano da ricercare per poter essere, costantemente, più innovativi.</p>
<p>Analizzando i tracciati  elettroencefalografici, è stato rilevato che i soggetti più creativi e  innovativi studiati avevano una accelerata attività Alfa e Theta, ossia di  frequenze celebrali comprese tra 7 e 14 Hertz (alfa) e con picchi di attività  celebrale tra 4 e 7 Hertz (theta), contro le frequenze intorno ai 30 – 35 Hertz  delle persone non particolarmente creative.</p>
<p>Per accrescere questo tipo di  attività celebrale Alfa e Theta, molti ricercatori tra i quali me stesso, hanno  trovato utile indurre nel soggetto uno stato di leggero rilassamento  psico-fisico, rilassato ma vigile,  che  può essere facilmente compreso da chiunque pensando allo stato mentale del  sognatore, cioè di chi sogna ad occhi aperti.</p>
<p>Se pensiamo a quando noi stessi  per caso abbiamo avuto buone idee nuove, troveremo che spesso le abbiamo avute quando  eravamo in uno stato mentale disteso, spensierato, rilassato e non invece  quando più eravamo sforzati e concentrati a trovare a tutti i costi questa  idea. Dunque, possiamo facilmente comprendere la connessione tra rilassamento psico-fisico  e mente incline all’innovazione.</p>
<p>Personalmente, aiutando da  anni  diverse persone a stimolare la  propria innovatività e creatività come coach e consulente, ho trovato che è  molto utile insegnare loro ad ancorare lo stato Alfa mediante una semplice  tecnica di ancoraggio, con una precisa startegia. Ancorare un certo stato di  rilassamento vigile è la chiave di tutto.</p>
<p>Questo fatto, secondo me sottovalutato dagli stessi Dilts e  Bandler, mi permette di riuscire molto spesso e facilmente, assieme al lavoro  sulle convinzioni potenzianti e all’adottare opportune procedure o tecniche,  come quelle di Dilts, a far sì che il mio cliente riesca, a comando, ad essere  innovativo e creativo.</p>
<p>Questo campo di applicazione  della PNL è estremamente interessante ed importante in un momento nel quale  nell’economia e negli affari si sente sempre più il bisogno di promuovere il  cambiamento, l’adattamento e l’evoluzione, dei processi produttivi, delle idee,  delle procedure, nei diversi campi dell’attività aziendale.</p>
<p>Per questo motivo parecchi miei clienti aziendali hanno  trovato utile lavorare, individualmente in sessioni di Coaching e consulenza,  oppure seguendo appositi Training, allo sviluppo di tali abilità.</p>
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		<title>La forza del  MANTRA</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 14:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lesma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[affermazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mantra]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mantra, come viene chiamato, è una breve e potente  formula, che, se ripetuta, ha la capacità di trasformare la propria vita.
La cosa più semplice che le persone non comprendono è che  ogni singolo pensiero che viene formulato e ogni singola parola che viene  pronunciata crea il proprio futuro. È come se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mantra, come viene chiamato, è una breve e potente  formula, che, se ripetuta, ha la capacità di trasformare la propria vita.</p>
<p>La cosa più semplice che le persone non comprendono è che  ogni singolo pensiero che viene formulato e ogni singola parola che viene  pronunciata crea il proprio futuro. È come se i pensieri venissero proiettati nell&#8217;Universo,  venissero accolti e tornassero indietro sotto forma di esperienze.</p>
<p>É molto semplice ma la maggior parte delle persone fa fatica  a comprenderlo.<br />
  Se puoi condividere questa semplice verità, cosa non certo  facile da fare visto che sono in molti a trovarla ridicola, puoi creare da te  la tua vita.<br />
  E’ letteralmente come se la dipingessi in una grande tela e  tu sei il pittore.</p>
<p>All&#8217;inizio, devi fare quello che io chiamo mantra o  affermazioni dell&#8217;agire.<br />
  In altre parole dici qualche cosa di positivo su te stesso,  e lo fai tutte le volte che vuoi, al mattino, all&#8217;ora di pranzo, la sera.<br />
  Due o più volte al giorno, e fai in modo che diventi un abitudine.<br />
  Man mano che il tempo passa, anche se a un livello micro, le  cose effettivamente cominciano a cambiare.<br />
Il mantra o affermazioni si possono scrivere su un foglio,  su una agenda, su di un muro, sullo specchio o si possono dire semplicemente ad  alta voce.</p>
<p>Il primo passo è guardarsi nello  specchio è pronunciare ciò che vuoi dirti.</p>
<p>Ecco un esempio:<br />
  (il tuo nome) mi amo e sono grato di essere qui grazie.</p>
<p>Cominciare la tua giornata così, ha un effetto davvero  potente.</p>
<p> Non sempre resta facile pronunciare ciò che vogliamo ma è  opportuno trovare affermazioni positive. E’ come piantare un seme tutti i  giorni e attendere pazientemente che cresca la piantina.</p>
<p>Ti racconto una mia esperienza diretta.</p>
<p>
  Un giorno dovevo preparare un maestro di ballo che si doveva  esibire in un congresso specifico nel mondo della Salsa congress a Milano,  questa persona proprio in quel momento, stava passando un periodo di ansia e  stress nella sua vita privata.<br />
  Questa situazione comprometteva la sua concentrazione  mentale, la sua tranquillità interiore e la capacità di esprimere al meglio la  sua interpretazione musicale.</p>
<p>Abbiamo creato un mantra che  ogni mattina e ogni sera ripeteva più volte. Il Mantra è stato creato in questo modo:</p>
<ol start="1" type="1">
<li>individua       il blocco negativo</li>
<li>trasformalo       in positivo </li>
<li>crea una       immagine di quello che vuoi </li>
<li>recita il       mantra </li>
<li>senti la       tua emozione interiore </li>
</ol>
<p>Nel suo caso ha creato una immagine di se con concentrazione  e tranquillità. Il mantra che avevamo elaborato  è il seguente:</p>
<p>Mattino:  &quot;Sono  tranquillo e concentrato so che oggi ho la capacità di superare il momento, mi  voglio bene e ritrovo il mio equilibrio sono tornato grazie grazie grazie.&quot;</p>
<p>Tutto questo per lui aveva un ottimo impatto emozionale.</p>
<p>Sera: &quot;Apro la porta del mondo,entro nella nuova dimensione  so che nel mio sonno posso ritrovare equilibrio e centratura mi amo grazie  grazie grazie.&quot;</p>
<p>Si possono creare tante affermazioni  ed ogni singola persona trova il suo mantra e lo personalizza.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Specializzarsi in PNL?</title>
		<link>http://www.tempopercambiare.com/2009/02/specializzarsi-in-pnl/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Martelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[corsi di PNL]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1997 sono  professionista nel campo della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) come  Consulente, Trainer e Coach. Ho formato centinaia di professionisti in questa  disciplina ed esperti nelle sue applicazioni, in particolare per l’innovazione,  l’intuizione e la creatività.
A fine 2006 ho deciso  di smettere di insegnare corsi di specializzazione in PNL [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1997 sono  professionista nel campo della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) come  Consulente, Trainer e Coach. Ho formato centinaia di professionisti in questa  disciplina ed esperti nelle sue applicazioni, in particolare per l’innovazione,  l’intuizione e la creatività.</p>
<p>A fine 2006 ho deciso  di smettere di insegnare corsi di specializzazione in PNL ( Practitioner e  Master Practitioner) per dedicarmi esclusivamente alle sue applicazioni. Giudicavo  inutile offrire più questo genere di corsi in prima persona.</p>
<p>Il motivo di questa mia  scelta era duplice: da una parte preferivo impegnare il mio tempo in ciò che mi  appassiona di più, cioè le applicazioni all’intuito e alla creatività; dall’altra  ero convinto che il mercato italiano della formazione specialistica in PNL offrisse  corsi di specializzazioni di ottimo livello.</p>
<p>Devo dire che ciò che  ho percepito nel corso di questi ultimi anni mi ha fatto cambiare idea su  questo ultimo punto. Perciò, alla fine, ho deciso di tornare ad offrire corsi  di specializzazione in PNL.</p>
<p>I motivi sono principalmente  tre. Approfondirò velocemente ogni punto, per chiarire meglio le mie opinioni.</p>
<p>Per prima cosa credo  che la prospettiva della formazione in PNL oggi sia, quasi sempre, troppo miope  e riduttiva.</p>
<p>Inoltre, troppo spesso,  “professionisti” che escono dai corsi di specializzazione Practitioner e Master  Practitioner sono poco capaci di usare efficacemente gli strumenti che  dovrebbero aver imparato.</p>
<p>In particolare, trovo  che sia insufficiente il tempo e l’attenzione dedicati all’applicazione su se  stessi, piuttosto che su altri, delle strategie e delle tecniche apprese ai  corsi.</p>
<p>Questi sono i  principali motivi che mi fanno tornare a dare il mio contributo per formare  professionisti. Vediamoli meglio.</p>
<h3>Primo: andare oltre una  prospettiva miope.</h3>
<p>Credo che la PNL sia  una straordinaria metodologia, ed è certamente uno dei più efficaci metodi di  crescita e di evoluzione personale che conosco. Quasi sempre viene proposta  (secondo me ridotta) da molti colleghi Trainer che formano altri professionisti,  ad un insieme di strumenti e di tecniche di efficacia e di libertà personale. Certamente  lo è, ma è anche molto di più. Con una visione così miope  trasmessa agli studenti di PNL, non mi stupisce  che poi solo in pochi usino quello che hanno imparato al pieno delle sue  potenzialità.</p>
<p>E’ vero che la PNL può  darti efficacia personale, quindi più libertà. Soprattutto però è un insieme di  strumenti che può permetterti di renderti più consapevole della tua visione,  del tuo scopo di vita e di quali siano i tuoi talenti. Può soprattutto darti  ispirazione e trovare motivazioni importanti,   per vivere la tua vita nel modo più significativo possibile, e  consapevole. E’ anche, almeno potenzialmente, una metodologia di evoluzione  etica e spirituale. A me tutto questo sta molto a cuore, e non trovo che gli  studenti siano messi in grado di apprezzare questi aspetti.</p>
<p>La paura o l’incapacità  di alcuni colleghi Trainer a mostrare queste potenzialità e ad entrare in  questi ambiti fa sì che molti studenti non vedano nemmeno le immense possibilità  che hanno a portata di mano. La PNL può permetterti di andare oltre i limiti,  non solo quelli personali, ma anche superare le convinzioni sociali più  limitanti. Puoi andare molto oltre quello che credevi possibile!</p>
<h3>Secondo: andare oltre  nell’applicare efficacemente la PNL.</h3>
<p>A sentire diversi  partecipanti, alcuni corsi di specializzazione che hanno frequentato  sono in realtà principalmente degli show  personali dei Trainer, oppure occasioni commerciali di vendere altri corsi o  addirittura interi percorsi di specializzazione o scuole di formazione.</p>
<p>Lo scopo primario non  sembra essere quello di trasmettere conoscenze e abilità evolutive ai  partecipanti, ma invece mostrare quanto si è bravi, o vendere altri corsi,  intere scuole di formazione, o sessioni individuali al partecipante o  formazione alla sua azienda. Non mi stupisce, quindi, che chi esce dal corso di  specializzazione a volte non sia capace di usare nemmeno il Milton Model o le Ancore  – una delle cose più meccaniche e semplici che esistano – come qualcuno che ho conosciuto  di persona mi ha dimostrato.</p>
<p>Non so se questo derivi  dal dedicare troppo poco tempo all’esercizio pratico, o da altri motivi, ma sta  di fatto che ho conosciuto diversi “professionisti” che non hanno in realtà  acquisito le abilità essenziali che dovrebbero avere.</p>
<p>Questa situazione va  cambiata.</p>
<h3>Terzo: andare oltre  nell’usare la PNL su se stessi.</h3>
<p>Alcuni colleghi Trainer  nella loro pubblicità promettono di formare esperti che con la PNL potranno aiutare  altre persone, ad esempio come coach. Proponendo programmi di formazione per  creare professionisti dell’aiuto ad altri, a volte si finisce con il perdere di  vista l’insegnare prima con efficacia le applicazioni su se stessi. Così poi ci  si trova di fronte a coach che non sanno usare su di sè le cose che vorrebbero usare  per gli altri.</p>
<p>Mi sembra ovvio che per  prima cosa è necessario un lavoro su se stessi. Ho conosciuto Master  Practitioner in PNL ancora incapaci di rilassarsi, padroneggiare stati-risorsa,  utilizzare per le stessi le Ancore, il Metamodello o altri strumenti di base.  Di fronte a casi del genere, mi è venuta voglia di ritornare.</p>
<p>Non credo che occorra molto  per migliorare questa situazione. Basta avere le idee chiare sugli obiettivi da  raggiungere. Poi, far fare moltissima pratica ed esercitazione in aula. Si può  dare più spazio all’autoapplicazione, mostrare di più ciò che con la PNL si può  fare, per se stessi e poi, eventualmente, anche per gli altri.</p>
<p>Con in mente  primariamente la prospettiva di formare ed aiutare, ispirare positivamente  nell’evoluzione personale lo studente di PNL, invece che fare qualcos’altro, si  può certamente riuscire.</p>
<p>Ecco, io credo che un corso  di specializzazione in PNL dovrebbe principalmente ispirare ad una evoluzione  personale. Trovo anche che i corsi di specializzazione dovrebbero essere  momenti di divertimento, crescita, distensione e motivazione.</p>
<p>Non credo che i difetti  che ho riscontrato e descritto siano voluti da nessuno. Non voglio nemmeno  assolutamente criticare nessun collega, che evidentemente fa nel suo lavoro il  meglio che riesce e che può fare.</p>
<p>Quello che ho  riscontrato e descritto però è una realtà, che deriva dalla visione e dalla  prospettiva di chi insegna PNL, e di quali siano le sue priorità.</p>
<p>In ogni caso, stante  questa situazione, e non sentendomi più di consigliare corsi di specializzazione  tenuti da altri, ecco perché ho deciso di tornare a tenere corsi di  specializzazione in PNL. Non perché credo che i miei corsi siano senza difetti,  ma perché so di poter mantenere ciò che prometto: ispirazione, competenza,  capacità di usare la PNL.</p>
<p>La PNL può essere molto  più di un insieme di strumenti efficaci senza un cuore, senza valori, una  missione e una visione.</p>
<h3>I valori</h3>
<p>Per quanto mi riguarda, sono fondamentali nel mio lavoro questi valori:</p>
<p>L’<strong>Etica</strong>, che significa  comportarmi sempre in modo giusto secondo i miei valori.</p>
<p>L’<strong>Integrità</strong>, cioè essere integro  in ciò che sono e in ciò che faccio; Agire sempre in base ai miei valori, fare  ciò che insegno, avere congruenza tra parole e azioni, tra valori e  comportamenti.</p>
<p>Il <strong>Rispetto</strong>, cioè riconoscere i miei  limiti, riconoscere le potenzialità, le necessità e le aspettative degli altri;  chiedere il permesso prima di agire; mantenere sempre una intenzione positiva  verso gli altri, rispettare l’unicità di ogni persona.</p>
<p>L’<strong>Ecologia</strong>, ossia avere una visione  sistemica, considerare le conseguenze delle azioni e dei cambiamenti che  provoco, agire sempre in funzione degli obiettivi e dell’interesse dei miei  clienti, ricercare per loro obiettivi equilibrati, salutari ed ecologici.</p>
<p>La <strong>Spiritualità</strong> è comprendere e  rafforzare le mie relazioni con i sistemi più ampi di cui faccio parte.  Comporta agire con autenticità, umiltà e grazia, nel rispetto e  nell’apprezzamento di ciò che esiste oltre a me.</p>
<p>Nei miei corsi di PNL  mi sforzerò di trasmettere e condividere questi valori.</p>
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		<title>Piccolo diario di viaggio dalle soglie del mondo della meditazione</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 12:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni pensano che la meditazione sia un modo per uscire dal mondo, per trovare luoghi in cui stare bene e poi perdersi&#8230; e può succedere.
Altri pensano che la meditazione è una perdita di tempo, un tentativo inutile di entrare in una dimensione che ai più (e quindi a sè stessi) resterà preclusa perchè troppo complessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni pensano che la meditazione sia un modo per uscire dal mondo, per trovare luoghi in cui stare bene e poi perdersi&#8230; e può succedere.</p>
<p>Altri pensano che la meditazione è una perdita di tempo, un tentativo inutile di entrare in una dimensione che ai più (e quindi a sè stessi) resterà preclusa perchè troppo complessa e difficile&#8230; può accadere anche questo.</p>
<p>Altri ancora pensano che la meditazione sia deleteria, porti a disturbi, dolore, difficoltà&#8230; e può essere.</p>
<p>Dalla mia piccola esperienza, la meditazione è un viaggio che spesso è fonte di gioia, di estrema felicità (ma cosa strana le abitudini quotidiane mi portano a trascurarla, e mi chiedo se veramente voglio essere felice se mi privo di questo nutrimento così disponibile).</p>
<p>Altre volte ancora la meditazione è fonte di noia: mi sento incapace, inetto a non trovare la porta per gli stati che avevo vissuto e che mi immagino mi attendano oltre la mia ottusità. Da qui il passo verso la conclusione che sono di testa dura nel non saper trovare la giusta modalità di meditare il passo è breve, e l’autosvalutazione è sempre alle porte e anche la voglia di non ripetere questa esperienza che altrettanto ottusamente giudico di fallimento.</p>
<p>In altri momenti, la meditazione è un sentiero di sofferenza, dove ad attendermi non sono la gioia, o la noia, ma un senso di solitudine e di tristezza per situazioni del passato non risolte e che forse non potrò mai più risolvere né con le persone che ho conosciuto, né con me stesso e con i miei limiti dimostrati allora.<br />
Mi prende un senso di solitudine per la consapevolezza del tempo, della vita che scorre al di sotto dei mille obiettivi che mi motivano a lottare giorno dopo giorno, della morte che mi attende alla fine del viaggio e delle sue probabili e dolorose anticamere di attesa.</p>
<p>Altre volte ancora, con la meditazione mi sembra di sfiorare un senso di follia, che tocco quando mi sento vicino a una situazione dove mi vedo colpevole, dove non posso cambiare più le cose.<br />
Ma la colpa più grande la sento quando mi accorgo di non aver saputo aprire il cuore a ciò che è stato e a ciò che è, alle persone e alle situazioni, quando mi accorgo che il mio Ego, ben corazzato, ha lasciato che molte situazioni mi scivolassero addosso senza toccarmi minimamente.<br />
Ma soprattutto quando mi accorgo che continua a farlo.<br />
Lì la follia è forse una volontà di estrema ribellione verso una mia insensibilità di fondo, verso una incapacità di fare attenzione e di scambiare amore, e di dare un senso alla vita.</p>
<p>Non sentire nella meditazione è qualcosa che mi fa sentire la meditazione sprecata.<br />
Non sentire nella vita, è qualcosa che mi fa sentire la mia vita sprecata.</p>
<p>Il folle di Pirandello, libero da ogni giudizio e dal fardello del pensiero e delle sue paure e delle sue difese, rappresenta in questo sentire la libertà dell’essere, che può apparire al mondo inutile, senza senso, pericoloso e destabilizzante, angosciante e da controllare.</p>
<p>Poi mi ricordo le parole di Claudio Naranjo, che mi raccontò la storia di un Maestro che stava rispondendo alla domanda di un suo collega sull’angoscia della meditazione: questo Maestro, dopo una lunga pausa dalla fine della domanda, finalmente rispose… con una folle risata. Naranjo commentò che alla fine dell’Ego ci può essere questa angoscia: l’Ego non ama morire e lasciare libero l’Essere che ha protetto e difeso in Sè per anni (e credo che l’Ego rimanga, ma che noi possiamo ripararci in esso come molluschi in una conchiglia, o coraggiosamente uscirne per guardare il mondo sempre con questa rassicurante coperta a portata di mano, e che possiamo oscillare a nostro piacere tra questi due stati).</p>
<p>E mi ricordo di Freud, che parla dell’angoscia come il segnale che i meccanismi di difesa sono falliti e il contenuto inacettabile emerge all’Io, il quale per contenere questa angoscia è costretto a diventare più solido e forte.</p>
<p>E ancora penso a questa forza non nel senso dell’insensibilità, ma nel senso di poter guardare a ciò che è doloroso e al poter fare qualcosa di utile con questo dolore, fosse anche il solo sentirsi interiormente vicini, come raccomandato anche nella pratica buddista, agli uomini e alle donne che provano altrettanto, perché si sentano meno soli (come angeli custodi di esseri in carne ed ossa che forse non sapranno il perché in un certo momento avranno sentito la propria sofferenza alleggerirsi…).</p>
<p>E quando mi prende l’illusione che per far cessare tutto questo fiume di stati d’animo e di pensieri mi basterebbe smettere di meditare, mi ricordo che la meditazione è solo un acceleratore: se non andassi incontro io a questo mondo, questo mondo verrebbe a me, sotto forma di situazioni e persone che mi farebbero conoscere quanto fuggo nella meditazione, nel bene e nel male: e qui mi rendo conto che il male minore per me è stare centrato e raccolto nell’ascolto di ciò che è.</p>
<p>Infine, rammento che più importante della gioia, della noia, della sofferenza, della paura della follia, della morte e della malattia, dell’angoscia e della fine dell’Ego, del meditare o del non meditare, è importante l’attenzione al mio Respiro. Sempre.</p>
<p>Tutto qui.</p>
<p><em>Con l’intenzione che questa mia esperienza scritta possa essere utile a quanti sono meno esperti di me in questo viaggio, o lo vogliono iniziare, dedico queste parole scritte.</p>
<p>Alessandro D’Orlando</em></p>
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