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	<title>Tempo per Cambiare &#187; comunicazione</title>
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		<title>30’’ di parole per  tre ore di riflessioni…</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 18:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[gestalt]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.
Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ero in palestra ed un conoscente mi ha chiesto  come stavo.</p>
<p>Ho risposto che stavo bene (nei corsi non accetto che mi  si dica questo come feed-back finale della giornata di lavoro, perchè è un  giudizio che non dice nulla su cosa viene giudicato come positivo &#8211; e molto  spesso ciò che giudichiamo positivo, o negativo, non dice nulla nemmeno  sull&#8217;utilità per noi di quello che stiamo vivendo&#8230; Non accetto la risposta “bene”,  dicevo, ma quando voglio tagliare corto trovo che sia utile da usare).</p>
<p>Poi ho aggiunto, per parlare un pò più di me (un minimo  di scambio è una sana igiene psichica, mi dico spesso, sapere cosa succede  dentro di me e cosa succede dentro l&#8217;altro &#8211; mi viene in mente spesso Patch  Adams, che andava per la città a chiedere a tutti della loro vita, dalle  persone che camminavano per strada a quelle che erano dentro un bar, con la sua  fame di conoscere la vita degli altri, nella convinzione che, come diceva  Irving Polster, un maestro della Gestalt Therapy, &#8220;ogni vita è un  romanzo&#8221;), gli dico che vorrei solo un pò più di tempo per me &#8211; era stata  una dura giornata di lavoro e la sensazione che mi sto trascurando era fonte di  frustrazione in quelle ore serali (la stanchezza e il buio non mi favoriscono  sempre un atteggiamento mentale positivo all’altezza delle mie potenzialità).</p>
<p>Lui mi chiede allora: “Troppo lavoro?”, e io gli  rispondo: “Si, troppo lavoro, vorrei lavorare di meno” (sottinteso che non  volevo perdere lavoro, ma organizzarlo meglio e tenermelo tutto!).</p>
<p>A  quel punto il conoscente, andandosene, mi punta il dito contro  dicendomi in tono da Genitore Normativo: “Almeno il lavoro tu c’e’ l’hai”.</p>
<p>A  quel punto, stizzito, gli rispondo, mentre stavo correndo sul tapis roulant,  ricalcando il suo linguaggio non verbale e verbale, ma questa volta sorridendo:  “Hai ragione!”. Lui se ne stava andando, per cui difficilmente poteva  tornare indietro e l’ultima parola è stata la mia.</p>
<p>Sentivo  di aver vinto, non solo per aver parlato per ultimo – e fare anche versi  paraverbali, dopo che uno ha parlato, può essere un modo per avere l’ultima  parola – ma anche per non essere rimasto nel ruolo di persona lamentosa che lui  stava criticando, ed essere passato a quello della persona sorridente, anche  più di lui – e il mio sorriso era lo specchio di più messaggi: a) che io sapevo  essere anche felice se lo volevo (ecco vedi, se vuoi sono felice come dovrei  essere, lo so fare! Guarda come sono bravo!); b) che ero felice anche più di  lui (mi dici che mi lamento, guarda allora che so essere più raggiante di te se  voglio!); c) che in parte lo prendevo anche in giro e lo scimmiottavo,  ricalcando il suo modo di comunicare e passando repentinamente da una modalità  all’altra in maniera quasi teatrale.</p>
<p>Ero  stizzito perché se mi chiedi come sto, e poi usi quello che ti dico per  giudicarmi, questo per me è un tradimento (oltre che un segno di ingenuità da  parte mia – ancora devo imparare a riconoscere immediatamente le persone che  non aspettano altro che giudicare per sentirsi giuste o utili, o ancora mi  resta da apprendere come fregarmene di questi giudizi – in fondo l’altro si  accanisce su uno degli infiniti aspetti del mio mondo interiore e la mia vita  non cambia fondamentalmente se mi prende in giro).</p>
<p>Ero  stizzito, ed ero caduto in un piccolo gioco<a id="_ftnref1" name="_ftnref1" href="#_ftn1">(1)</a>. Lui era  il “Salvatore” che mi chiedeva come stavo, io la “Vittima” perché tale mi sono  sentito in prima battuta – vittima forse dapprima dei miei ritmi di vita, e poi  di lui e del suo giudizio), salvo poi ruotare lungo il “Triangolo drammatico”,  in cui lui è diventato il “Carnefice” (giudicandomi) e io la “Vittima”, per poi  passare lui a “Vittima” e io a “Carnefice” (con la mia ultima affermazione).</p>
<p>Ma  alla fine di tutto, mi è restato l’amaro in bocca (come in un buon Tornaconto di  un gioco), ed ho pensato che è difficile avere uno scambio di cuore con le  persone, in cui dire ciò che si prova senza essere giudicati male per questo. È  difficile fidarsi degli altri e anche di quella persona. E io forse sono una  persona ingenua, eccetera eccetera.</p>
<p>Per  uscire da questo tornaconto, sto pensando a come potrei fare: potrei per  esempio ridere bonariamente di me, della mia permalosità e dell’altro e della  sua scarsa delicatezza – ed uscire così dal tornaconto negativo (l’insieme di  pensieri che confermano visioni negative di sé, del mondo, del futuro –  l’insieme di emozioni parassite, che tolgono energia).</p>
<p>Posso  anche pensare a come non ricadere nel futuro in una trappola simile e pensare a  come uscire ancora prima del Tornaconto, per esempio nella fase dello scambio,  e poi in quella dell’inizio gioco.</p>
<p>Potrei  pensare a tante cose, e lo farò: mi chiedo solo quanto è complessa la  comunicazione, quanto lavoro si deve fare su sé stessi per vivere una vita dove  giochi e triangoli drammatici siano sempre meno presenti, dove sia più semplice  entrare in intimità con l’altra persona.</p>
<p>L’intimità,  l’essere nudi davanti a qualcuno e lasciarsi vedere, e non giudicare chi  abbiamo di fronte è un momento molto intenso e appagante – mi vengono in mente  le sedute di respiro circolare guardandosi negli occhi, e tutti i mondi che mi  si sono aperti in quella tecnica – peccato che ci siano tante paure prima di  questa terra.</p>
<p>L’intimità  non è data, è una conquista, e credo che una evoluzione spirituale comporti il  sapere guardare al mondo e agli altri senza giudizi, così come sono. È la  sensazione di sentirsi vicini agli altri, anche se gli altri non sentono questa  vicinanza, a causa del differente livello di crescita: non credo che ci si  possa vedere, o riconoscere, se non conosciamo in noi già quella qualità umana  che l’altro ci presenta in quel momento, a meno che non siamo così abituati ad  essere curiosi da poter entrare con profitto nel mondo dell’altro a partire da  dimensioni molto diverse. È un po’ quello che succede nella terapia, che è  anche l’arte del fare domande, o in altre forme e contesti nei rapporti  discepolo – guida spirituale o professionale o culturale o altro ancora, dove  il discepolo si apre al massimo alla conoscenza della sua guida.</p>
<p>In  altri termini, chi ha un Ego meno spesso di un altro, riesce a vedere l’essenza  negli altri perché riesce a vedere la propria. Chi, per il proprio Ego, non  riesce a vedere la propria essenza, non riesce a riconoscerla nemmeno negli  altri. Come dice un famoso proverbio, a un martello tutto il mondo finisce per  sembrare un chiodo.</p>
<p>Donald  Trump – in uno dei suoi libri sul denaro, citava un proverbio in cui accennava  al fatto che nella vetta si sta soli, ma non si sta stretti. Credo che sia  trasponibile anche al mondo spirituale – e in fondo ci sono leggi che valgono  per il piano materiale e che non valgono anche per quello spirituale? E in  generale, chi sta più in alto può riconoscersi in quelli che stanno più in  basso (un detto famoso quello per cui “non c’è Santo senza passato…), ma quelli  in basso difficilmente in quelli in alto, a meno che non stiano per fare un  salto di livello – e comunque credo che si possa riconoscere solo che ci è  immediatamente sopra, e non oltre (mi viene in mente Carl G. Jung che nel  vedere ciò di cui era capace Aurobindo pensò al fatto che era troppo per lui  come occidentale, non poteva far entrare questo mondo così altro-da-sè<a id="_ftnref2" name="_ftnref2" href="#_ftn2">(2) </a> –.  Ancora, un altro proverbio dice. “Quando il discepolo è pronto, il Maestro  arriva”).</p>
<p>Allora  – per tirare la fila di tante riflessioni dirette e collaterali &#8211; mi viene da  pensare che la prossima volta che tornerò in palestra, e quel tizio mi chiederà  come sto, penso che potrò dirgli come sto, e sorridere dentro di me se vorrà  poi criticarmi, mentre guardo con bonarietà alla sua essenza – molto più  importante del nostro piccolo Ego.</p>
<p>Forse  potrei fare tante altre cose, ma questa mi piace particolarmente, ed in fondo  vorrei essere guardato così da chi percepisco come più evoluto di me, quando  dico/faccio cose stupide.</p>
<p>Forse  dare questa forma di Amore mi prepara a riceverla. Forse tutto questo ci  prepara ad un mondo migliore – senz’altro ad una vita migliore, senz’altro per  me.</p>
<p>Alessandro  D’Orlando</p>
<div>
<div id="ftn1">
<p><a id="_ftn1" name="_ftn1" href="#_ftnref1"> </a> 1 Lo schema del “gioco” che viene dalla  teoria dell’Analisi Transazionale è la seguente: FASE A: Gancio  (nell’esempio”come stai?”) + Anello (“bene grazie, solo un po’ stanco”) – in  questa fase la conversazione avviene senza incidenti per un tempo indefinito. I  giocatori si dispongono lungo il triangolo drammatico in una delle tre  posizioni disponibili di Vittima/Salvatore/Carnefice. FASE B: è la fase dello  scambio, in cui i giocatori cambiano i ruoli; questa fase è spesso accompagnata  dalla sensazione di confusione e dal pensiero “cosa sta succedendo? Come ho  fatto ad arrivare fino qui?”. FASE C: è la fase del tornaconto, in cui dal  percorso intrapreso ciascuno dei giocatori ricava un emozione parassita, che  toglie energia, e un pensiero negativo su di sé, il mondo, il futuro. Le  motivazioni per le quali un essere umano si sforza così tanto per farsi e fare  del male sono infinite, e tra esse c’è ad esempio il cercare conferme al  proprio copione di vita – simile al copione di una rappresentazione teatrale, e  che va dalla culla alla tomba solitamente – o in altri termini mutuati dalla  PNL, alla propria mappa del mondo. Per un essere umano è meglio confermare le  proprie idee sbagliate che vivere nell’angoscia di non avere riferimenti (ecco  perché credo che Pirandello  pensava che  i folli – liberi da ogni riferimento, soprattutto quello relativo al pensiero e  alle aspettative degli altri su di sé, erano i veri “liberi”).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a id="_ftn2" name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>2 Carl G. Jung. Pensieri, ricordi,  riflessioni. BUR 1998.</p>
</div>
</div>
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		<title>Lasciandosi dietro alcuni miti della PNL</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 17:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriel Guerrero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[* Estratto dal libro “Una Introducción a PNL y Más Allá” di Gabriel Guerrero y Omar Fuentes, Casa Editrice Khaos 
Mentre completavo il mio primo libro “Trasformazione Profonda®” … e dopo averlo presentato al pubblico più di un anno e mezzo fa … decisi di mettere molta attenzione a tutti i commenti che fanno coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><span lang="ES-TRAD">* Estratto dal libro “Una Introducción a PNL y Más Allá” di Gabriel Guerrero y Omar Fuentes, Casa Editrice Khaos </span></p>
<p>Mentre completavo il mio primo libro “Trasformazione Profonda®” … e dopo averlo presentato al pubblico più di un anno e mezzo fa … decisi di <em>mettere molta attenzione</em> a tutti i commenti che fanno coloro che hanno letto il libro. Il <em>feedback è una parte fondamentale</em> all’interno di un sistema. Tutto ciò che è considerato giusto e ciò che è considerato sbagliato … ciò che è valutato come un successo o come errore … quello che pensi e percepisci così come quello che altri pensano e percepiscono … tutte queste informazioni sono sostanzialmente utili quando sai come esaminarle e utilizzarle. I commenti della maggior parte non necessariamente li userai per decidere se qualcosa che hai fatto fosse buono o cattivo, tuttavia in molte occasioni ti daranno valide informazioni su “quando”, “dove” e con “chi” qualcosa funziona.</p>
<p>Perché è importante comprendere che i nostri comportamenti possono essere approvati da una persona e disapprovati da altre senza che questo le faccia diventare giuste o sbagliate. Esistono tutta una serie di variabili da considerare per determinare se qualcosa sia giusto o sbagliato, appropriato o inappropriato. Variabili personali, culturali e sociali e altre ancora.</p>
<p>Ora, in programmazione neuro-linguistica esista un’idea che dice <em>“il significato della tua comunicazione è la risposta che ottieni”. </em>Questo implica che il feedback ci da l’opportunità di capire quello che la nostra comunicazione ha significato per qualcuno in particolare. Se accettiamo l’idea che quando comunichiamo (sia in forma verbale o scritta) stiamo cercando di trasmettere un messaggio a un individuo o a un gruppo di persone, allora chi realmente determina il significato del massaggio è chi lo riceve. Per questo bisogna prestare attenzione ai commenti che ci fanno. In modo tale da avere l’opportunità di sapere se chi ci ascolta o legge, stia capendo quello che noi desideriamo che capisca.</p>
<p>Fra i commenti che più hanno chiamato la mia attenzione ci sono stati i ringraziamenti che ho ricevuto la alcuni “veterani” in questo campo per aver chiarificato alcuni punti apparentemente di base o semplici come quello dell’uso della parola “non”. Devo ammettere che mi sembra perfino <em>sorprendente</em> … la verità mi sembra addirittura qualcosa di triste … che esistano ancora nel mercato istruttori presumibilmente qualificati che dicono ai loro alunni frasi come: “Non usate la parola non, perché la mente incosciente non processa la parola non”. Chiunque ponga un po’ di attenzione si accorge di come questo istruttore stia usando la parola stessa per esprimere precisamente che questa parola non funziona … la qual cosa è chiaramente una violazione logica. Certo, devo ammettere che sia <em>abbastanza creativo</em> usare addirittura quattro volte nella stessa frase la parola “non”. Ma analizziamo questa frase con cura &#8230; quindi togliamo tutte le parole “non” dalla frase dell’istruttore e scopriamo quello che gli alunni processano inconsciamente se fosse vera tale affermazione. <span> </span></p>
<p>La frase una volta eliminati tutti i “non” avrebbe la seguente forma: “Usa la parola perché la mente inconscia processa la parola”. Neanche Cantinflas [Ndt. Famoso attore comico messicano definito da Charlie Chaplin come il più grande comico del mondo] avrebbe potuto essere più eloquente.</p>
<p>Sebbene ancora non sia sicuro se mi sorprenda di più ascoltare questa regola sul non usare la parola “non” o quella affermazione che dice “non chiedere perché”. Mi fa ridere questa seconda perché di solito arriva dopo che ti hanno detto di non usare la parola “non” … tuttavia la usano una volta ancora per insegnarti teoricamente “con congruenza” su come comunicare con precisione. Ma la cosa che mi piace di più, perché devo ammettere che questo si<em> mi piace molto,</em> è interrompere l’istruttore in quel preciso momento per domandare: perché? È divertente ascoltare la maggior parte degli istruttori rispondere: “domandare perché ti riempirà solo di informazioni inutili”. Una volta ancora e come un attaccante di calcio che odora già il gol in quel <em>momento quando si presenta l’opportunità</em> di fare un’annotazione, io semplicemente dico: “Grazie mi è stata utile la tua risposta.” Più della metà di questi istruttori neanche si rendono conto che per lo meno una volta la domanda “perché?” ha prodotto una risposta utile.</p>
<p>Allora, ecco qui la prima cosa che imparerai per diventare un buon programmatore neuro-linguistico &#8230; <em>apri i tuoi occhi e le tue orecchie e metti attenzione a tutto quello che succede</em>. Ascolta quello che dici e quello che ti dicono. Osserva le reazioni. Hai bisogno di <em>uno stato vigile e attenzione</em> per essere efficace usando la PNL. La sapienza così come la comprensione profonda di un tema non sta nel ripetere come un pappagallo quello che altri dicono. La sapienza non sta nell’accettare senza mettere in discussione il materiale che ti viene insegnato. E in conclusione non è conveniente importi limiti assurdi come proibirti di usare alcune parole o proibirti di fare alcune domande. È molto meglio<em> capire quello che succede nella mente</em> quando usiamo una parola o una domanda e in questo modo <em>riconoscere “quando” è conveniente</em> usarla.</p>
<p>Per esempio, quando dico o scrivo: “Non pensare nel colore rosso” &#8230; <em>la tua mente deve creare una rappresentazione mentale di quello che dico o scrivo per capirlo</em>. Per questo motivo ti viene da pensare al colore rosso. Ma se qualcuno dicesse “Non saltar giù da un edificio”, la tua mente similmente crea la rappresentazione mentale, tuttavia non per questo tu metti in atto il comportamento. Come già ho spiegato in “Trasformazione Profonda ®” ed esamineremo in profondità nella seconda sezione di questo libro: Non + comportamento = rappresentazione mentale che riguarda il comportamento. Se automaticamente portassi a termine il comportamento quando ti dico di non farlo, questo implicherebbe che tutti i cattolici ruberebbero, ucciderebbero e desidererebbero la moglie del loro prossimo … perché questi tre comandamenti nella lingua spagnola sono espressi impiegando la negazione. Se avevi già comprato l’idea di limitarti e di escludere dal tuo linguaggio la parola “non”, sei fortunato perché <em>a partire da questo momento sei nuovamente libero </em>di usarla o meno … è solo questione di decidere se vuoi che la persona faccia la rappresentazione mentale di quello che c’è dopo la parola “non”. Per esempio, io di solito dico a un cliente “non pensare ad iscriverti a uno dei nostri corsi finché non avrai compreso i vantaggi che ti offriamo”.</p>
<p>Adesso, quando parliamo di obiettivi, mete, desideri e verso dove vorremmo <em>focalizzare la nostra mente</em> è decisamente meglio usare affermazioni, sarebbe a dire esprimere <em>quello che “si” vogliamo che accada</em>. E anche mentre diamo istruzioni risulta più efficace dire quello che vogliamo che succeda piuttosto che dire quello che non vogliamo che succeda, poiché quando diciamo quello che non vogliamo oltre a<span> </span>creare la rappresentazione mentale di quello che precisamente non vogliamo in chi ci ascolta, accade che non avendo <em>espresso con precisione quello che “davvero” vogliamo</em> che faccia lo stiamo lasciando all’interpretazione del nostro interlocutore. Più avanti <em>comprenderai facilmente </em>alcune interessanti applicazioni della parola “non” all’interno di una trance ipnotica. Chiaramente non voglio <em>creare in te</em> più aspettativa di quella che seguirà … o si?</p>
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		<title>Parlare in pubblico e manipolazione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 05:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro D'Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[parlare in pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altra sera vedevo una trasmissione dove si discuteva di argomenti di attualità.
Da subito si potevano vedere persone addestrate alla discussione in pubblico, esperte nell’uso della Programmazione Neurolinguistica (PNL), nell’ipnosi e nella gestione delle emozioni e persone che parlavano “solo” con il cuore.

La differenza tra le due modalità era evidente&#8230; E l’effetto sul pubblico anche.
È stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’altra sera vedevo una trasmissione dove si discuteva di argomenti di attualità.</p>
<p>Da subito si potevano vedere persone addestrate alla discussione in pubblico, esperte nell’uso della Programmazione Neurolinguistica (PNL), nell’ipnosi e nella gestione delle emozioni e persone che parlavano “solo” con il cuore.</p>
<p>
La differenza tra le due modalità era evidente&#8230; E l’effetto sul pubblico anche.<br />
È stata dura constatare quanto l’informazione, la logica, i contenuti passavano in secondo piano rispetto all’abilità di parlare all’emisfero destro, attraverso immagini e parole le cui associazione inconscie creavano stati di estrema vulnerabilità e ricettività alle tesi esposte.</p>
<p>Mi sono spesso chiesto come mai in cinque anni di Università non mi hanno mai insegnato nulla sull’ipnosi, come mai si studia solo Sigmund Freud e non Milton Erickson – il più grande ipnotista mai esistito al mondo -, come mai si studia un approccio terapeutico per volta – come il cognitivismo, il gestaltismo, il comportamentismo &#8211; e non anche uno strumento efficace di lavoro come la PNL, e vedere i risultati di tale conoscenza mi fa capire che tra averla e non averla passa una grande differenza, la stessa che passa tra il saper influenzare e il non saperlo assolutamente, e soprattutto tra il sapere di essere manipolati e lo scambiare tale situazione per comunicazione sincera e aperta[1].</p>
<p>Ho avuto il piacere di osservare l’impostazione della voce – il paraverbale –, il sapiente uso di aneddoti e storie di vita personale per introdurre le proprie tesi – il verbale –, il controllo dei movimenti degli occhi, del viso, del busto, delle mani – il non verbale.<br />
Soprattutto ho avuto modo di osservare la progressione de discorso che passava da un aneddoto all’argomentazione, e da una modalità cinestesica-sensoriale (es. sento che…) ad una auditiva (es. “ho sentito dire da…”) ed infine visiva (“si può vedere che”), per poi ricominciare da capo con il ciclo come accade in ogni discorso che voglia essere carismatico. Inoltre ogni ciclo durava esattamente il tempo messo a disposizione per l’intervista e il messaggio passava chiaro prima dell’interruzione posta dal conduttore.</p>
<p>Ma ancora più interessante era il contesto: c’era la classica divisione, anche nell’uso dello spazio sul palco, tra Tesi 1 e Tesi 2, che crea, come sa ogni ipnotista, una falsa dicotomia, una falsa scelta che incanala inconsciamente ogni ragionamento in uno schema predeterminato e spesso volutamente sterile (nucleare o eolico, aumento delle tasse o tagli ai servizi pubblici, OGM o fame, sperimentazione animale o sperimentazione umana, vaccinazioni o epidemie, cure ufficiali al cancro o morte, medicina ufficiale e medicina alternativa, perdita di libertà o insicurezza e pericolo…).</p>
<p>Non solo, ma basta mettere poi a sostegno delle diverse tesi una persona che conosce l’arte delle parole e l’importanza del “come” più che del “cosa”, ed una che non la conosce e da più importanza al “cosa si dice” ma non al “come”, ed è fatta ( e filosoficamente parlando, ma non approfondiamo qui, dare importanza al “come” più che al “cosa” non solo è efficace, ma anche fa il gioco di chi non dà importanza alle conseguenze delle proprie idee sulla Vita, e vive in maniera alienata in un mondo fatto di parole e concetti e non di persone di sangue e carne che quelle parole e quei concetti, un giorno più o meno lontano, li vivranno sulla propria pelle.<br />
Dare importanza al come conferisce inoltre un potere che solletica l’EGO: il potere di influenzare lo stato d’animo degli altri, di manipolare, di ricevere elogi e di vincere sull’avversario. E si sa che l’EGO, nutrendosi di “potere su“– e non del “potere di creare” che è proprio dell’ESSENZA – diventa più forte, insensibile e astuto).</p>
<p>Da quella trasmissione mi era chiaro che l’uguaglianza non è prima di tutto una questione di pari opportunità – di spazi, di visibilità…-: è principalmente ed ancora una questione di conoscenze. Non avere le stesse conoscenze significa essere condannati ad una silenziosa sconfitta. Ma la cosa che mi fa più male non è solo che la maggioranza di noi non sa, ma soprattutto pensa di sapere, e peggio ancora, che ciò che non sa non è importante: siamo doppiamente derubati e prima di tutto da noi stessi… (e tornando su un piano più spirituale, se non riscopriamo, come è scritto nella Bibbia, l’importanza di essere puri come colombe e furbi come serpenti, non saremo mai forse il “sale della terra”: di furbi il mondo è pieno, di colombe è piena la pancia dei furbi).</p>
<p>&#160;</p>
<p>[1] Tralascio volutamente la discussione attorno al concetto di crescita personale e PNL, in quanto la PNL rappresenta un semplice strumento, l’utilizzo del quale è subordinato a ciò che si considera la propria missione nella vita, al proprio modo di viversi come persona, ai propri valori, alle proprie credenze: la PNL e l’Ipnosi sono come un coltello, che si può usare per il bene, o per il male.</p>
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